Alla scoperta della Sfinge testa di morto con Fabio Dartora: curiosità sul bruco dai colori sgargianti

Nel nuovo appuntamento di Qdpnews.it con gli animali che popolano le campagne e i boschi dell’Alta Marca Trevigiana, Fabio Dartora, tecnico faunista esperto in monitoraggio della fauna selvatica, ha deciso di approfondire la Sfinge testa di morto.

La Sfinge testa di morto è una specie paleotropicale, presente nelle regioni afrotropicale e mediterranea. Vive permanentemente e si riproduce in Africa, nella parte meridionale del bacino mediterraneo e in una parte dell’Asia occidentale.

Da maggio a settembre hanno luogo le migrazioni verso nord che portano gli animali in Europa, fino alla Scandinavia meridionale e all’Islanda. Il limite settentrionale dell’areale si è spostato verso nord negli ultimi anni grazie al carattere più mite degli inverni.

“In molti ultimamente mi scrivono – racconta Fabio Dartora – dopo aver trovato nell’orto o nel giardino un grosso bruco dall’aspetto fiabesco con colori sgargianti che ricorda un po’ il Brucaliffo di “Alice nel Paese delle Meraviglie”. I bruchi suscitano sempre un certo stupore, sarà per via della metamorfosi che li trasforma in farfalla: un aspetto che ha un che di magico. Se la sfinge testa di morto ha qualcosa di misterioso e surreale il suo bruco appare ancora più incredibile”.

FOTO SFINGE 2

“In poco meno di due mesi diventa enorme – spiega il tecnico faunista originario di Pederobba -, fino a quindici centimetri, e i colori abbinati ai disegni sono davvero molto belli, dal verde brillante al giallo limone. Dopo vari stadi di crescita dove questo intrigante bruco cambia colore, scende dalla pianta che lo ha nutrito e si dirige nel terreno interrandosi sotto i primi dieci centimetri. Qui inizia la metamorfosi e diventa una crisalide marrone nella quale piano piano appaiono i lineamenti dell’adulto: una farfalla notturna della famiglia degli sfingidi”.

Ecco che dopo due mesi esce dal terreno la macabra Sfinge testa di morto – continua Dartora -, il suo nome deriva dall’insolito disegno che porta nell’attaccatura delle ali: proprio il disegno di un teschio. A questo punto la sfinge vola di notte alla ricerca di nettare da quei fiori che rimangono aperti durante la notte, ma la vediamo entrare anche negli alveari per rubare più miele possibile”.

“A volte ci riesce – conclude – altre volte invece si riempie talmente tanto di miele che non riesce a sfuggire alle api che cercano di difendere il loro prezioso prodotto. Anche se questa farfalla sembra venire dal mondo dei morti, in realtà non è pericolosa né per le coltivazioni né per la produzione di miele. Non mi è mai capitato di vedere esplosioni demografiche di questa sfinge che genera sempre molta curiosità e tanta ammirazione”.

 

(Fonte: Andrea Berton © Qdpnews.it).
(Foto: Fabio Dartora).
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