La chiesa di San Nicolò di Lutrano, antica Pieve tra sinuosi fiumi e acque sorgive

Risale al 1288 la prima attestazione di una “curtina ante ecclesiam Sancti Nicolai”, antica pieve che si estendeva sulle località di Ponte, Bornia, Borniola e Saccon.

La chiesa di San Nicolò di Lutrano – video di Luca Vecellio

L’antico edificio medievale, dotato di tra altari (S. Nicolò, S. Antonio Abate e S. Sacramento) e una pala di Antonio Rosso da Cadore (1494), fu sostituito dall’attuale, iniziato nel 1832 e ampliato con due navate laterali su progetto dell’architetto Vincenzo Rinaldo (1913). Dopo i danni della Grande Guerra il campanile fu ricostruito in stile neo-romanico su progetto di Luigi Candiani (1924).

Dietro all’altare maggiore (1842) campeggia la pala dei Santi Nicolò, Antonio Abate e Mauro di Paulo De Lorenzi da Soligo, autore anche della Madonna in Gloria dell’altare in cornu epistulae. Sono stati trasposti sopra l’altare in cornu evangelii, che contiene una pala della Cena di Emmaus di Elio Casagrande (1979), i due Angeli adoranti di Marco Casagrande, “che incrociano le mani giunte sul petto in un gesto d’ineffabile adorazione” (F. Lamendola). Le pareti del coro sono ornate da quattro tele settecentesche (Gesù e l’adulteraGesù e il paraliticoNatività di Maria e Presentazione di Maria al tempio), attribuite ad Antonio Lazzarini (G. Mies), mentre la Via Crucis dipinta ad olio è opera del pittore ungherese Duilio Korompaÿ, abile interprete della tradizione veneziana del Settecento. A fianco dell’arco santo la statua lignea del Sacro Cuore di Gesù (1923), culto nato in Francia con san Jean Eudes (1643) e riconosciuto ufficialmente da papa Pio IX (1856), proviene dalla ditta Demetz di Ortisei, mentre sull’altro lato la statua della Madonna del Rosario è opera del conterraneo Ferdinand Prinoth.

Citata per la prima volta nella Bolla di papa Lucio III (1185) tra le pertinenze del vescovo di Belluno come “capella in campania” alle dipendenze dei monaci eremiti dell’Ordine degli Umiliati del convento di S. Maria Maddalena di Oderzo, la chiesetta di Santa Maria del Palù sorge in quel romantico tratto della campagna opitergina posto nell’ansa della Lia nell’antica località di Saccon. A partire dal 1548 il convento di S. Maria Maddalena Oderzo venne ceduto alle monache dell’Ordine Domenicano, cosicché la chiesa di S. Maria fu inclusa nella pieve di Lutrano, rimanendo abbandonata alle cure degli scarsi abitanti della zona. Nel 1665 fu chiusa al culto, ma “rimase la piccola fonte perenne, che sgorga di sotto l’altare e che allora (e anche oggi) è ritenuta miracolosa per le affezioni agli occhi e come viatico per raddolcire il trapasso ai moribondi” (E. Bellis).

Nel 1924 attorno alla fonte fu ricostruito ad opera del curato di Colfrancui donEmilio Girelli un tempietto ottagonale (forma geometrica che rimanda al potere salvifico dell’acqua e della vita eterna legata al Battesimo) e intitolato all’Annunciazione (25 marzo). Dietro l’altare si erge la statua della Madonna con Bambino, assistita ai lati dal Sacro Cuore di Gesù e da San Giuseppe col Bambino. All’interno di due nicchie trovano ricetto le statuine di Sant’Antonio di Padova e di Beato Claudio Granzotto. Magnifiche vetrate colorate riempiono lo spazio arioso di luce e serenità, mentre sulle pareti sono appese le formelle della Via Crucis (M. Pin). La chiesetta conserva viva e fiorente la tradizionale fede con cui la gente della zona invoca le grazie celesti e attinge con devozione alla querula fontanina l’acqua miracolosa. Una sola volta all’anno l’arcadica quiete è rotta, il popolo di quelle campagne si raccoglie e celebra la festa dell’Annunciazione (E. Bellis).

(Autore: Giuliano Ros).
(Foto e video: Qdpnews.it ©️ riproduzione riservata)
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