Alla ricerca degli otto borghetti dimenticati di Fais: storie “in pendenza” sul versante meridionale del Col Visentin

C’è qualcosa di vagamente misterioso negli otto borghetti di Fais, sul versante meridionale del Col Visentin, a dominare la vista sulla Val Lapisina: scarsamente abitate, queste località raccontano storie di vita in montagna, offrendo agli escursionisti itinerari naturalistici inediti e poco battuti.

Assieme a NaturalMenteGuide è possibile scoprire alcuni di questi segreti: si può decidere di percorrere un lungo tragitto che ne attraversa alcuni a piedi, partendo dalla località di Nove, oppure avvicinarsi in auto percorrendo via Longhere, per una passeggiata meno impegnativa. Oltre a quelli descritti in quest’articolo, gli altri borghi sono Previdal Basso e Alto, Trubian e Vizza, che racconteremo più avanti.

Già giungendo al primo nucleo abitato di Fais, borgo Olivi, dove resta aperta l’unica attività, il ristorante “Da Annibale” (qui l’articolo) il panorama si apre sulla valle e, quand’è limpido, dalla strada si può arrivare a scorgere il mare. A borgo Olivi c’è anche una pittoresca chiesetta rosa, delle dimensioni giuste per un borghetto dove gli abitanti si contano sulle dita di una mano.

S’intravede, guardando verso Serravalle, il profilo del Monte Altare, del Baldo e del Marcantone, i cui costoni chiudono stretta la valle: sono le tracce dell’antica presenza di un ghiacciaio, il Paleopiave, la cui superficie di ghiaccio arrivava a 700 metri di quota. Il colossale fiume ghiacciato aveva due ramificazioni: erodendo una ha dato origine alle colline moreniche a sud di Vittorio Veneto, come Colle Umberto, l’altra alla Valsana, quindi fino a Follina.

In tutte le località di Fais, molti edifici sono fatiscenti o in stato d’abbandono, ma non è sempre stato così: a Borgo Menegon, come spiega Marta, c’era anche una scuola. Per questo, la zona fungeva da borgo centrale, dove la popolazione trovava i servizi principali.

Un edificio religioso con un porticato giace lungo la strada e si notano, sulla parete della scuola, tracce di manifesti politici affissi decenni fa. Proseguendo si trova Borgo Colon, dove non è facile immaginare la vita difficile di chi vi abitava un tempo: “La vocazione qui era quella della pastorizia – spiega Mary, – ma si praticava anche l’agricoltura di sostentamento. Questo è intuibile vista la presenza di muretti a secco, che ancora oggi caratterizzano il pendio”.

Il Borgo di Croda rossa si trova più in basso e per raggiungerlo si attraversa un’area boscosa, dove si può osservare in questo periodo la fioritura dei bucaneve: “Il termine scientifico è galanthus nivalis, ovvero fiore color latte della neve, ed è anche legato a una leggenda – spiega Mary – Pare che Dedalo, alla morte del figlio Icaro, pianse tanto che le sue lacrime bagnarono il terriccio vicino alla tomba. Questi fiori sboccerebbero là dove queste lacrime continuano a cadere”.

Dieci persone risultano residenti a Croda Rossa: è uno dei borghi più soleggiati e si notano le caratteristiche case “col piol” tradizionali e rigorosamente in pietra. In un vicoletto di questa località si trova un bel corniolo in piena fioritura: è una delle prime specie a fare i fiori e poi le foglie.

 “Le corniole, ovvero i frutti di questa pianta, vengono usate per fare marmellate e grappe – spiega Paola – ma un tempo venivano utilizzate anche per fare una speciale tipologia di vino, chiamato “dei Cornoler”. Il legno, poi, veniva scelto per costruire gli attrezzi da lavoro che dovevano risultare più resistenti, come i denti dei rastrelli e alcune componenti della mussa, la slitta per portare il fieno a valle.

A Fais a regnare oggi sono i rapaci, che cacciano indisturbati nei pascoli oramai riconsegnati alla natura, ma qualche animale domestico fa ancora compagnia ai pochi, ostinati, residenti. I più anziani ancora ricordano di quando andavano a scuola a piedi a Borgo Menegon o di quando, con fatica e non certo abitualmente, scendevano in città per portare a termine dei mestieri. In effetti, si dice in paese che la gente che abitava questi borghi fosse piuttosto orgogliosa e non che non fosse raro che ci si azzuffasse per una sciocchezza. 

(Fonte: Luca Vecellio © Qdpnews.it)
(Foto e video: Qdpnews.it © riproduzione riservata).
#Qdpnews.it

Total
0
Shares
Related Posts