Un documentario della televisione centrale cinese racconterà i quasi 50 anni di viaggi ed esperienze del giornalista Adriano Màdaro in Cina

La pandemia ha allontanato per più di due anni dalla Cina il giornalista e sinologo trevigiano Adriano Màdaro che, nonostante la lontananza, è sempre rimasto in contatto con la nazione asiatica fornendo notizie in tempo reale sugli eventi più importanti che ha vissuto il popolo cinese nell’ultimo periodo.

La speranza di Màdaro è di poter tornare al più presto in Cina per portare avanti i diversi progetti culturali sviluppati prima dell’emergenza sanitaria, irrobustendo il “ponte” di relazioni, collaborazioni e sinergie che ha costruito in tanti anni di studio della società, del costume e della storia cinese.

Lo scorso fine settimana la televisione centrale cinese (CCTV), che copre l’intera area del Paese e diffonde programmi in varie lingue in diverse regioni del globo, è stata impegnata nelle riprese di un documentario in due tempi dedicato ai quasi cinquant’anni di viaggi ed esperienze del sinologo trevigiano in Cina, dal 1976 al 2020.

La CCTV ha un’audience media giornaliera di 700 milioni di telespettatori con punte record nel notiziario delle 19.

Il periodo raccontato nel documentario vede l’ascesa della Cina da capofila dei Paesi poveri a seconda potenza economica mondiale.

Per la sua intensa attività giornalistica, la pubblicazione di una ventina di libri, l’organizzazione di grandi eventi espositivi sia in Italia che in Cina, fino alla docenza dell’Università di giornalismo di Pechino, Màdaro è considerato uno degli studiosi stranieri più qualificati.

Tra i tanti aspetti da sottolineare sulla sua vita, è l’unico membro non cinese del Consiglio direttivo permanente dell’Accademia Cinese di Cultura Internazionale, con sede a Pechino.

“Nei miei 216 viaggi in Cina in 45 anni ho potuto visitare tutte le province – commenta Màdaro -, comprese quelle ‘irrequiete’ di frontiera, come il Tibet e il Xinjiang, scrivendo reportage e raccogliendo informazioni sulle 55 etnie che, insieme alla maggioranza Han, vivono da secoli in territori tra loro molto diversi, come lo sono la Manciuria dall’isola di Hainan o il Xinjiang dal Fujian o il Tibet dallo Shandong. Proprio per questa eccezionalità della mia vita e del mio rapporto culturale con la Cina, la direzione della CCTV mi ha inviato una troupe guidata dal famoso regista e giornalista sinologo Paolo Carrino”.

“Carrino – continua -, deus ex machina del Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, è autore di documentari e film trasmessi dai canali Rai e dalla televisione cinese della quale è apprezzato collaboratore. In due giorni tra casa mia a Treviso e Oderzo, la mia città natale, la troupe guidata da Carrino ha realizzato cinque ore di riprese percorrendo le strade dei miei interessi giovanili riguardanti la Cina, attingendo immagini dai miei archivi personali, filmando documenti e oggetti da me collezionati, ricostruendo per certi versi una ‘epopea’ che ha destato tanto interesse negli ambienti soprattutto televisivi cinesi”.

A Oderzo, città dove Màdaro ha mosso i primi passi nella “ricerca della Cina”, oltre alla sindaca Maria Scardellato, che da tempo apprezza il suo lavoro di sinologo, erano presenti alcuni amici, a cominciare dal suo compagno di banco delle elementari e delle medie Piero Mian, che hanno potuto testimoniare al regista la passione del giornalista trevigiano per la Cina fin dai tempi della scuola.

Gli amici coinvolti hanno raccontato aneddoti e memorie di anni ormai lontani, ma interessanti per la prima conoscenza di una “Cina segreta e ancora proibita”.

“Che la Cina riconosca l’eccezionalità della mia ‘carriera di sinologo’ – conclude – e voglia decretare con un documentario l’utilità del mio lavoro per promuovere insieme alla reciproca conoscenza anche la pace, oggi così compromessa e insidiata, e lo faccia raccontando ai cinesi la mia storia, che in fin dei conti è una storia che fa capo a Marco Polo, è per me motivo di profonda soddisfazione e di orgoglio”.

“Il programma si intitola ‘Guardare la Cina da dentro l’obiettivo’ – spiega Hongmei Niè, soprano e autrice televisiva cinese – Nel progetto sono stati coinvolti 4 fotografi francesi, due italiani (un giornalista e un fotografo), oltre a giornalisti americani e fotografi sudamericani. Tutto è stato fermato dal Covid ma ora siamo ripartiti con le riprese del documentario: c’è tanto lavoro da fare perché, oltre ai video, tutto il materiale raccolto, le testimonianze e le interviste verranno tradotti in lingua cinese”.

Fonte: Andrea Berton © Qdpnews.it)
(Foto: Qdpnews.it © riproduzione riservata e Adriano Màdaro).
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