Alla scoperta della vite più longeva del Comune di Vidor. Miotto: “Probabilmente risale a 150 anni fa”

Ha suscitato interesse un post su facebook di qualche giorno fa in cui un edificio disabitato in via Soprapiana, nella frazione di Colbertaldo, probabilmente ha adagiato su di sé la vite più vecchia del Comune di Vidor.

Una vite che, come conferma Francesco Miotto, figlio dell’ex proprietario, ha molto probabilmente 150 anni di vita. Si tratta di una pianta che ha resistito all’infestazione della filossera, parassita che alla fine del 1800 ha fatto morire quasi tutti i vigneti dei capostipiti del territorio, tanto che, successivamente, è stato necessario utilizzare portainnesti di vite americana per evitare il ripetersi della situazione.

Trasferitosi a Montebelluna negli anni ’80, Francesco, ora 68enne, ha vissuto nella casa di via Soprapiana dai 14 ai 30 anni; abitazione in cui i genitori hanno vissuto fino a 12 anni fa, da allora la casa è rimasta disabitata ma la vite è sempre rimasta lì.

Fin da quando mio padre era bambino (lui era del 1916), si ricordava della presenza di quella vite – afferma Francesco Miotto -. La pianta non ha avuto segni dell’innesto ed è stata piantata producendo sempre uva bianca, la chiamavano Sant’Anna poichè maturava in anticipo rispetto a quella dei vigneti normali ed è rimasta attaccata all’abitazione rimanendo inalterata”.

La casa risale all’Ottocento, se non anche alla fine del Settecento, perciò probabilmente la vite, come era usanza all’epoca, è stata messa a dimora nel momento o poco dopo in cui le case sono state costruite” spiega Miotto.

“Questo tipo di vite aveva una doppia funzione – sottolinea -: produceva uva da tavola, una primizia nel periodo estivo, e inoltre era sempre messa sui fronti delle facciate esposte al sole e questo comportava un buon raffrescamento anche alle finestre situate al piano terra e una protezione dai raggi solari, era come avere una tenda naturale che girava attorno alla casa. Invece in inverno, con la caduta delle foglie, il sole poteva riscaldare l’ambiente, permettendo la luce diretta”.

Probabilmente la lunga durata della vite è dovuta, oltre ad essere isolata e non inserita in un grande vigneto, anche al tipo di terreno che, a detta di Francesco, è di tipo argilloso: questi fattori hanno consentito la sopravvivenza della pianta e la protezione di quest’ultima da parassiti come la filossera dandole ulteriore robustezza.

Una particolarità che, sicuramente, interessa anche diversi altri Comuni e che ha contribuito a rendere unico il nostro territorio e la tradizione contadina.

(Fonte: Luca Collatuzzo © Qdpnews.it).
(Foto: per gentile concessione di Dario Bordin).
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