“Dal buio alla luce” alle Grotte del Caglieron: riscoprire se stessi attraverso il presepe concettuale di Gilberto Gava

Si percorre così, al contrario rispetto al nome che porta, il presepio concettuale dell’artista Gilberto Gava: entrando nella penombra della prima grotta, nel Parco delle Grotte del Caglieron a Fregona, si notano ben illuminate le dieci installazioni che compongono l’esposizione “Dal buio alla luce”.

Composte da materiali di recupero e suddivise in scene nelle varie aree della grotta, le opere proiettano vari messaggi che, all’unisono, creano un’esperienza che ha a che fare con l’identità del visitatore e che, proprio per questo, si completano unicamente attraverso l’interpretazione di chi le osserva.

Ricco di simbologia, sia nei dettagli che nell’insieme, questo racconto procede in dieci tappe che culminano con la Sacra Famiglia, ma che attraversano temi che ognuno di noi affronta (o non affronta) quotidianamente.

“La prima scena raffigura l’Indifferenza – riassume l’artista, benché i dettagli da osservare siano ben di più – la nostra personalità, posta a terra, e comunicazioni effimere come lamiere. Nella seconda possiamo vedere i Messaggi, lanciati in maniera confusa e rimasti intrappolati in reti metalliche alla deriva. Nella terza vediamo le Anime Erranti, quasi soltanto maschere ormai, e nella quarta il Cuore trafitto, quasi un’armatura ormai, appesantita da un grave drappo che trascina a terra, ma ancora in postura fiera e combattente”.

Ricongiunzioni, la quinta opera, mostra dei manichini tagliati a metà tra anima e cuore, “troppo” distanti e sorretti da strutture meccaniche. Proseguendo oltre la scena finale, che l’artista lascia per ultima, si raggiunge la Ricchezza inutile: “Vuota quanto inutilmente sfarzosa – spiega Gava, facendo notare il manichino vuoto e la posizione quasi monumentale della statua”.

Infine prende posto nella grotta la Natività, rappresentata dai tre elementi della Sacra Famiglia: la stele di San Giuseppe, padre e non padre, e quella di Spirito Santo alle sue spalle, la Madonna, col cuore che sanguina, intenta a proteggere il nuovo nato da una culla scomoda, ovvero la vita, e il bambin Gesù, con la testa a sfera che fa da specchio.

“Avvicinandosi, l’osservatore si può specchiare in questa sfera perfetta – spiega Gava – Può solo se lo vuole davvero dentro di sé”. 

Il materiale di recupero utilizzato da Gava per comporre le sue opere ha anch’esso una sua spiccata importanza simbolica: “La vera luce la troviamo in fondo a noi stessi. Per questa ricerca dobbiamo eliminare quella spazzatura che non ci permette di star bene.

Per allestire quest’esposizione, che avrà un seguito, Gilberto Gava ha lavorato con un altro artista, Alberto Pasqual, che ha prestato volentieri alcune opere: a dare ospitalità all’artista, con cui aveva già collaborato in passato, è stata la Pro loco di Fregona.

“Il complesso delle Grotte del Caglieron è un museo all’aria aperta, – spiega la presidente Francesca Bertolin – Questo è un modo per far vivere questo sito anche d’inverno. Proprio per questo terremo aperto anche nei fine settimana e daremo modo di visitare anche questa mostra”.  

(Fonte: Luca Vecellio © Qdpnews.it)
(Foto e video: Qdpnews.it © riproduzione riservata).
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