Toponimi della Marca trevigiana, Cordignano: alla scoperta dell’antica dogana sul corso del fiume Meschio

Oggi sostiamo a Cordignano, comune di oltre settemila abitanti al confine con la provincia di Pordenone. Il territorio municipale, che dalla pianura raggiunge gli oltre mille metri di quota dell’altopiano del Cansiglio, è attraversato dal fiume Meschio le cui acque confluiscono pochi chilometri più a sud nella Livenza.

Conosciuto localmente anche con l’appellativo di San Cassiano del Meschio, il paese è attestato in età medievale come “Corticionus” (710), “Curdiniano” (1138) e “Crudiniano” (1298), tutti toponimi derivanti da Cordo o Cordus, l’antico proprietario terriero locale. L’attraversamento del Meschio (dal latino mixtus forse in ragione dei numerosi affluenti che mescolano le sue acque) ha fatto sì che nel Cinquecento, in località Ponte della Muda, sorgesse un Palazzo del dazio presso il quale i mercanti che percorrevano la via regia Udine – Venezia versavano i diritti doganali.

Il toponimo muda, che ricorre frequentemente nella geografia veneta e identifica manufatti, edifici, ponti e addirittura taverne ubicati in prossimità di antiche stazioni daziarie, discende da muta intesa come tassa o tributo.

La trasformazione di muta nella locuzione dialettale muda oggi evoca il cambio dei cavalli presso le stazioni di posta dove gli animali esausti per il viaggio venivano rimpiazzati da cavalcature fresche. Se questa operazione poteva in alcuni casi coincidere con la sosta per pagare il dazio, muda resta più verosimilmente connesso con il concetto di gabella piuttosto che con quello di “cambio”.

A questo punto sarebbe interessante avventurarsi nello studio delle Mude veneziana, innovative ed efficaci linee mercantili che la Serenissima appaltava a flotte private, ma ci allontaneremmo troppo da Cordignano e dalle sue belle campagne nelle quali, piccola curiosità, prospera il dolcissimo “figomoro” ben noto anche nella città lagunare.

Per chi ha voglia di camminare e imparare c’è l’imbarazzo della scelta: tracce di sepolture longobarde, vecchi mulini, uno spettacolare canyon scavato dalle acque, percorsi fra viti e olivi e una full-immersion nel silenzio ombroso delle faggete.

La nostra scelta ricade su un comodo anello che costeggia il Meschio e si snoda sulle tracce degli antichi mercanti diretti alla storica sede doganale.

Resterebbe ancora molto da vedere e con la mente ancora affollata da suggestioni e progetti solleviamo il calice per brindare a Cordignano e alla sua ospitalità: il sapore asciutto, il profumo intenso e i riflessi violacei del Merlot ci rassicurano lasciando nel palato e nel cuore un ricordo indelebile!     


(Fonte: Marcello Marzani © Qdpnews.it)
(Foto e video: Qdpnews.it © riproduzione riservata).
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