È deducibile dal fregio lungo le pareti che è stato Antonio Da Rosso da Cadore, nel 1502 a dipingere gli affreschi che ospita la bella chiesetta di San Silvestro, a Costa di Vittorio Veneto.

Antonio apparteneva a una famiglia di artisti e proprio a Costa si trova il massimo della sua espressione artistica maturata, come ispirazione, tra Venezia e a Padova. Le decorazioni coprono il presbiterio e l'arco trionfale della chiesetta.

La novità nelle rappresentazioni di Da Rosso è l'immagine di un Cristo giovane e vigoroso mentre gli apostoli appaiono in situazioni inedite come quella di leggere un libro, intenti a scrivere o a conversare, invece che nel loro usuale ritratto immobile che e a volte può apparire troppo freddo all'osservatore.

Lo sforzo dell'artista è quello di consegnare al futuro, atttraverso questa inedità lettura, un Cristo e degli apostoli più "umani" più "ruspanti" più vicini a quegli osservatori che molto spesso analfabeti, nel secolo in cui ha svolto il suo lavoro, si affidavano agli affreschi e alle rappresentazioni pittoriche delle Pievi per una diretta conoscenza della Storia Sacra.

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Per i più eruditi, appartenenti al Clero il libro aperto, il Vangelo di S. Matteo, riporta una frase in Latino che recita: "Data est mihi omnis potestas in caelo et in terra:euntes ergo docete omnes gentes, battizantes eos in nomine Patris et Filii". (Mi è stata data tutta l'autorità in cielo e in terra: andate dunque e fate discepoli di tutte le nazioni, battezzateli nel nome del Padre e del Figlio). 

La Mandorla centrale in cui è rappresentato il Cristo lascia ampi spazi alla rappresentazione consueta degli animali associati agli evangelisti. Unico "svarione" dell'artista è l'inserimento della figura di papa Silvestro accanto al bue alato che simboleggia San Luca.

Entrando, sulla sinistra la Trinità e poi proseguendo verso l’interno l’Arco Trionfale, dove si vede l’Annunciazione. Al centro il dipinto del Padre Eterno che emana un raggio a tre punte rivolto verso Maria, nella sua stanza.

Nella parte opposta un Angelo le porge il giglio simbolo della purezza. Angelo che la saluta con le parole che tutti conosciamo grazie all’Ave Maria e che seguono la cornice dell’arco: "Ave,gratia plena Dominus Tecum, Benedicta tui mulieribus".

Sotto l’Angelo, San Gottardo e S. Eligio. Il primo vescovo, l’altro come protettore di meccanici e fabbri. In alto, sotto il tetto la Trinità, con il Padre con la barba bianca, in trono che sostiene il crocifisso. Una chiesetta che vale la pena visitare in silenzio, per scoprire i tesori che abbiamo nel territorio e di cui a volte non siamo consapevoli.

 

(Fonte: Pio Dal Cin © Qdpnews.it).
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