Il lama non è certo un animale tipico dell’Alta Marca Trevigiana e i turisti sudamericani che, con la ripartenza del turismo, se li ritroveranno a Valdobbiadene se ne stupiranno: seguendo i consigli di NaturalMenteGuide potrebbero però vederli sotto un altro punto di vista, portandoli al proprio fianco nell’esplorazione delle frazioni più caratteristiche della cittadina.

Quest’esperienza può risultare nuova anche per qualcuno che abita nella zona: la “lentezza” di questi camelidi permette un’osservazione più attenta e rilassata della natura e dei paesaggi.

Visitare con loro località Ron, per esempio, può essere davvero un’esperienza interessante: si tratta di un borghetto custodito in una valle serrata tra il Monte Cesen, il Perlo e il costone che scende da Pianezze.

Nell’avvallamento si respira un microclima diverso, che permette la coltivazione dell’ulivo. “Il toponimo Ron parrebbe venga dal celtico – spiega Mary – e significherebbe “luogo vicino all’acqua. C’è infatti una sorgente, il Busnor, che dà origine a un torrente che attraversa la borgata”.

Prima di tutto c’è da scegliere il proprio destriero: ogni lama ha un carattere piuttosto definito e accompagarsi a Kusco, l’equilibrato, a Zuma, il timido, a Ukis, l’allegro o a Sapa, il fiero (e quello a cui piace rotolarsi nel fango), vuol dire cambiare la propria esperienza di passeggiata.

Gli esemplari, tutti maschi e nati in Italia, appartengono a Mario Piccolo, che li tiene in una stalla vicino all’ospedale Guicciardini, assieme a un vecchio alpaca. Anche se tradotti dall’altra parte del pianeta, i lama crescono senza difficoltà in ecosistemi come il nostro, a patto che non siano mai soli.

L’itinerario proposto da NaturalMenteGuide segue un tragitto ad anello che non risulta particolarmente impegnativo, ma che al contempo implica qualche ripida salita, affrontata senza difficoltà da questi simpatici animali, le cui zampe sono provviste di una sorta di rampino formato da due unghie molto resistenti.

Nel loro paese d’origine sono considerati domestici e vengono utilizzati specialmente per la soma, mentre gli alpaca più spesso per la lana, di gran pregio. Non tutti sanno che questi animali non esistono allo stato brado: la loro controparte selvatica è il guanaco.

Passeggiando nei boschi più fitti, capita che i lama si fermino a brucare ed è piuttosto difficile dissuaderli dal farlo: non è istintivo per loro scegliere cosa mangiare e cosa evitare, quindi è necessario fare attenzione per loro, come spiega Elena.

Qualcosa di cui vanno davvero pazzi è il rovo, lo masticano a lungo; hanno i denti solo sulla parte inferiore e il labbro ha un caratteristico taglio nel mezzo. Concludendo con una delle caratteristiche più conosciute di questi animali, la questione dello sputo, i lama bisticciano tra loro ma non sputano direttamente agli umani. Quasi mai.

(Fonte: Luca Vecellio © Qdpnews.it).
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