La storia, piccola o grande che sia, non si fa con i "se" e con i "ma", eppure spesso ci si dimentica di averla in casa, davanti ai propri occhi, le sue tracce sono dappertutto, basta saperle notare e valorizzare.

Chi l'avrebbe mai detto che l'imperatore Napoleone Bonaparte, elogiato da Alessandro Manzoni nell'ode "Il cinque maggio" e raffigurato più volte dal grande scultore neoclassico Antonio Canova, in realtà abbia lasciato tracce tutt'altro che positive a San Pietro di Barbozza e quindi nel Valdobbiadenese?

Ebbene sì, un'insegna murale in pieno centro a San Pietro, risalente al 1818, è piuttosto schietta sulla dominazione napoleonica: "Giusto allora che i Francesi comandava in sti paesi e i batteva al so tamburo xe sta fato su sto muro, quando un saco de formento se pagava lire cento e valeva un bel da trenta do lirete de polenta. A recordar sti bruti ani mete sta piera do parocchiani" firmato P.N.G. e A.V.

san pietro di barbozza

Un'insegna ben visibile, perché si trova proprio di fronte al passaggio pedonale, che tanti hanno letto, intravisto oppure che mai ci hanno fatto caso che meriterebbe una diversa valorizzazione.

Quattro anni dopo la caduta dell'impero napoleonico e, quindi anche del Regno d'Italia governato dal vicerè Eugenio de Beauharnais, due sanpietrini con questa iscrizione hanno voluto far passare alla storia un decennio di malgoverno francese in provincia di Treviso, presto dimenticato dal ritorno di una dominazione austriaca tutto sommato migliore di quello che ci si aspettava da un audace generale che aspirava a diffondere in tutta Europa i valori della Rivoluzione Francese.

Un uomo che si presentò come il liberatore dai regimi assolutisti e corrotti, molto amato in principio ma poi sempre più odiato, tanto da rimpiangere gli austriaci e da considerarlo un tiranno. L'odio nei confronti di Napoleone, evidente anche nell'iscrizione muraria di San Pietro, è dovuto ai seguenti motivi: l'imperatore dei Francesi impose agli Italiani pesanti tributi e requisizioni, la leva obbligatoria e una politica doganale che incoraggiava le importazioni dalla Francia e sfavoriva le esportazioni.

Il periodo immediatamente successivo alle guerre napoleoniche, a cui anche la nostra provincia diede il suo contributo in termini di soldati, fu contraddistinto da anni di carestie e di pellagra (malattia causata da un'alimentazione esclusivamente a base di polenta di sorgo o di mais) ed anche i decenni seguenti non furono dei migliori.

napoleone


Ciononostante qualcosa di buono fu fatto da Napoleone
, per esempio l'introduzione del famoso Codice Civile, fu creato uno Stato più laico e "aperto" alle diverse fedi religiose e venne applicato l'Editto di Saint-Cloud, che ordinò la realizzazione dei cimiteri lontano dai centri abitati e che stabilì che nei campisanti fossero poste lapidi semplici e uguali per tutti in base al principio rivoluzionario dell'uguaglianza dei cittadini indipendentemente dal ceto sociale.

Infine il Lombardo-Veneto fu suddiviso in circoscrizioni, le quali riproducevano sia la quadripartizione del governo territoriale francese (dipartimenti, distretti, cantoni e comuni) sia la centralità della figura del prefetto.

Valdobbiadene e il Trevigiano, dal 1805, entrarono a far parte del dipartimento del Tagliamento e nel 1810 il Comune di Valdobbiadene (territorialmente uguale a quello attuale) "inglobò" Segusino.

Una riforma mal digerita dai Segusinesi, che nel 1867 costituirono un comune a parte, e che in seguito ebbe altre scissioni, in particolare quella di San Pietro, sede municipale insieme a Santo Stefano e Guia fino al 1929.

Dietro a quella lapide, che sfugge ai viandanti di passaggio, ci sono pagine di vita dei nostri antenati. Pagine di storia locale che meritano una diversa attenzione ed una maggiore valorizzazione, affinché quei due estrosi parrocchiani non siano condannati all'indifferenza dai loro conterranei di due secoli dopo.


(Fonte: Luca Nardi © Qdpnews.it).
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