Alessandro Fassina, pilota di rally, si racconta in un’intervista a Qdp - Il Quotidiano del Piave.
Andiamo a ritroso nel tempo, ripercorrendo la sua carriera sportiva attraverso aneddoti e ricordi:

Alessandro è nato a Valdobbiadene nel '66 ed è figlio del pilota di rally “Tony”, pluricampione negli anni Settanta e Ottanta.

L'apice dalla carriera per Alessandro arriva nel 1990 quando, come il padre in passato, ha conquistato il titolo di Campione Italiano Rally alla guida della Ford Sierra Cosworth, tre anni dopo la soddisfazione più grande, ovvero la conquista del titolo mondiale al Rally dell'Acropoli in Grecia, assieme al copilota Luigi Pirollo, tra le vetture di produzione a bordo di una Mazda 323 GTR.

Com'è nata la passione per il rally?

La passione è nata dalla vicinanza di mio padre. Fin da piccolo in casa si respirava quest'aria, la grande passione per i motori. All'epoca tutti i ragazzi della mia età erano molto più vicini, rispetto ad oggi, a quel tipo di attività. Per me sogno e pratica si sono avverati e intrecciati

Qual'è il segreto del campione? Come sei arrivato a raggiungere risultati così importanti durante la tua carriera?

Sicuramente occorre una caratteristica particolare, una particolare propensione, al di là dell'allenamento da dover fare come in tutti gli sport. Ci vuole una grossa predisposizione di base e mi sono accorto di averla avuta fin dalla prima gara. Indubbiamente poi c'è un altro aspetto che oggi è venuto meno: con le automobili di allora potevi anche avere qualche possibilità in più di allenarti e permetterti anche di fare un incidente. Invece di questi tempi le macchine sono proibitive per i costi, quindi diventa sempre più difficile riuscire a prepararsi. Non bisogna sbagliare.

Quando ha deciso di concludere il rapporto con il mondo delle corse?

Ho smesso di gareggiare dopo il 1993. Ho fatto qualche gara nel 1994 con la Ford Escort Cosworth e con la Martini Racing, una macchina molto competitiva, però mi ero già accorto che la passione, quella che mi faceva fare mille chilometri al giorno di ricognizione, stava finendo. Iniziavo a percepire quello che prima non vedevo, ad esempio qualche burrone. La prudenza mi faceva ottenere posizioni poco soddisfacenti. Mi accorgevo, insomma, di faticare di più a ottenere i risultati di un tempo. Quindi, quando ti viene in mente, anche solo minimamente, che questo è uno sport pericoloso, il divertimento cessa. Pertanto ho deciso di smettere di punto in bianco.

Dopo tutti questi anni non ti manca almeno un po' il rally?

Per un bel po' di anni sono rimasto abbastanza distaccato, in questi ultimi la curiosità è riemersa e vado a vedermi di tanto in tanto qualche gara,  o leggo riviste e dò un'occhiata ad alcuni video sul web. Mi sto riavvicinando anche solo per il rombare dei motori e per il loro odore. In futuro non è escluso che possa avere di nuovo a che fare con l'ambiente delle corse.

Nel filmato Alessandro alla guida dell'Alfa 155 GTA in occasione dell'undicesima edizione della Pedavena-Croce d'Aune nel 1993.

(Fonte: Luca Collatuzzo © Qdpnews.it).
(Foto: per gentile concessione di Alessandro Fassina).
(Video: Qdpnews.it © Riproduzione riservata).
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