Nella Vigna Zanotto è nata una nuova ape regina. Dalle quattro arnie, pozionate nel vigneto piantato a San Polo di Piave dai bisnonni dello chef e ristoratore Pierchristian Zanotto, si è staccato in volo uno sciame di api, che ha salutato con una vibrante danza “aerea” la nascita della giovane sovrana, regnante su un quinto alveare.

Pierchristian e il suo apicoltore di fiducia hanno rimesso le api in una quinta arnia, in cui laboriose operaie continueranno a produrre dell’ottimo miele “millefiori”, totalmente biologico, usato dallo chef nelle ricette del  “Parco Gambrinus”, storico ristorante condotto fin dalle origini dal cuoco Adriano Zanotto, padre di Pierchristian.

L’arrivo di una nuova ape regina si può considerare un piccolo miracolo, tenuto conto che la sopravvivenza di questi straordinari insetti impollinatori è messa a serio rischio dall’indiscriminato utilizzo della chimica in agricoltura.

Ma nell’oasi naturale della famiglia Zanotto, le api trovano l’habitat ideale per continuare a ronzare e moltiplicarsi: la biodiversità  offerta dal ricco verde del parco; la preziosa fonte d’acqua di risorgiva del fiume Lia (in cui nuotano enormi storioni); le antiche viti della Vigna Zanotto  coltivata ad uve miste (Raboso, Manzoni Bianco e Merlot) con sistema a raggi “bellussera”, senza nessun ricorso alla chimica; la vicinanza di un orto sinergico;  la presenza di tante varietà di fiori attrattori ed erbe aromatiche, del cui nettare le api sono golose.

Pierchristian Zanotto, da cuoco appassionato di sostenibilità ambientale e cucina etica senza sprechi (è stato tra i primi ad aderire a “M’illumino di meno”, inizitiva di “Caterpillar” Radio 2 Rai e con altri colleghi ha fondato il gruppo “Cuochi di Terra”) si è trasformato anche in un attento orticoltore biologico e biodinamico, ripristinando l’orto che il padre Adriano coltivava in modo convenzionale già negli anni Ottanta, attiguo al grande parco del Gambrinus, per gli usi della propria cucina.

Gli orti di Via alla Lia, dopo essere stati abbandonati per circa un ventennio, nel 2015 sono stati riconvertiti con i metodi più “green”, mettendo al primo posto i cicli naturali.

“E’ un progetto che definisco di osservazione sulla natura, per quel che mi riguarda. Nel senso che non è un’agricoltura, che sostiene completamente il fabbisogno del ristorante, però è un appròccio molto più attento alla natura, per capire che valore ha ogni singola pianta, quanta fatica serve per coltivarla”, dice lo chef orticoltore, “Sono partito con un appròccio biologico, ma subito l’ho trasformato in biodinamico, senza uso di rame e di altre cose. Abbiamo cominciato ad utilizzare i microrganismi efficaci, che hanno dimostrato la loro valenza. Nel terzo anno ci siamo spostati verso un’agricoltura sinergica, quindi sull’utilizzo delle piante che si aiutano tra loro per crescere vigorose e sane. Da quest’anno, visto che la mia ricerca è più centrata sui  ritmi di un cuoco che sta ai fornelli e non di un agricoltore, sto cercando di far convivere i metodi biodinamici e sinergici con l’apporto dell’elettrocoltura, una scienza antica che si basa nel convogliare sulla pianta l’energia del terreno e del cosmo”. 

(Fonte: Cristiana Sparvoli © Qdpnews.it).
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