Cuochi di terra è la naturale unione di un gruppo di ristoratori e chef professionisti del trevigiano che fanno del confronto e della sostenibilità dei prodotti la loro missione: la loro associazione è nata dal ragionamento che individua e denuncia uno spreco nelle lavorazioni dei piatti.

La strada giusta per evitare sprechi, secondo loro, sta nel valorizzare l’intero prodotto e consiste nel concreto riutilizzo di quelle parti che normalmente vengono gettate: le bucce di una melanzana, per esempio, se fritte possono risultare una decorazione per il piatto piacevole al gusto e alla vista.

“Ci siamo accorti - spiega Ermanno Zago, cuoco e promotore dell’associazione - che ognuno di noi aveva un modo diverso di affrontare questo percorso. Mettendoci assieme riusciamo a condividere queste conoscere e promuovere nell’insieme un nuovo modo di fare cucina, che ben si sposa con il futuro”.

Nel tentativo di rispettare le normative anti contagio, l’associazione sta organizzando degli eventi dal vivo, per promuovere la loro idea e farne partecipi anche i clienti: “Lunedì scorso, il primo appuntamento, organizzato al ristorante Gambrinus di San Polo di Piave, ha avuto una buona partecipazione. Ora stiamo cercando di apportare delle migliorie alla nostra organizzazione per fare in modo che i nostri messaggi riescano ad arrivare a un pubblico sempre più variegato e vasto”.

Lo scopo di queste serate non è tanto quello di realizzare dei percorsi culinari, quanto quello di far vivere al cliente una vera e propria esperienza, sfruttando la capacità del senso del gusto di immortalare un momento, in modo che il neofita riesca ad approfondire un principio specifico come la stagionalità dei prodotti e che lo faccia proprio.

“Vogliamo che la gente capisca il nostro modo di lavorare e di intendere la cucina: molto spesso le nostre materie prime - continua il giovane cuoco - arrivano direttamente da produttori locali attenti alla produzione, alla freschezza e soprattutto alla stagionalità”.

Anche se non è sempre conveniente a livello economico, i Cuochi di terra sono convinti che la ciclicità di un ecosistema più etico in questo senso possa ricompensare tutti di queste attenzioni.

Dal campo, alla cucina fino alla sala, un rapporto di equilibrio in cui tutti si supportano reciprocamente e da cui tutti traggono vantaggio potrebbe rappresentare un futuro dove il gusto viene intensificato dalla sincerità con cui viene trasportato dalla terra al palato.

Anche se la sostenibilità nel preparare un piatto pare qualcosa di avveniristico, non si tratta di un’invenzione di questo gruppo, ma uno stile di vita ereditato dal passato: se un tempo la carenza del pane faceva in modo che esso fosse quasi sacro, oggi valutare il cibo come qualcosa di prezioso può persino sembrare esagerato.


(Fonte: Simone Masetto © Qdpnews.it).
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