Nel sottobosco e in prossimità delle pinete, che vanno cercate solo in alcune zone del nostro territorio, all’ombra di macchie di vegetazione mediterranea, cresce una pianta cespugliosa sempreverde, alta dai 30 agli 80 centimetri, dotata di foglie piatte, rigide e dalle estremità pungenti.

Non è difficile intuire perché esse vengano chiamate pungitopo: il nome deriva da un antico metodo dei contadini che erano soliti disporre una corona di fronde ai piedi degli alberi da frutto per evitare che su di esse salgano i roditori.

Le foglie di quelle piante con le bacche rosse, capaci di “punire” così la curiosità dei topi più ingenui anche nelle cucine e nei magazzini, sradicandoli quindi dalla terra, si sono evolute per proteggere in particolare i propri germogli che si rivelano deliziosi se raccolti e cucinati in determinati piatti e con precise procedure, oltre che prodotti curativi.

 In dialetto si chiamano “rust”, generalmente conosciuti anche come “bruschi”, germogli che oltre a tutti questi benefici, porterebbero anche fortuna: non a caso vengono solitamente regalati all’inizio dell’anno nuovo.

Le bacche rosse vengono utilizzate come ornamento a Natale ma non sono commestibili. Venivano utilizzati dalla medicina popolare anche nell’antichità poiché assieme a prezzemolo, sedano, finocchio e asparago, mescolati assieme in infusi caldi, dimostrano effetti diuretici e aumentano la resistenza dei capillari.

Alcune fonti online affermano che i semi, un tempo, venissero utilizzate come alternativa economica al caffè. I germogli crescono con l’arrivo della primavera e sono considerati uno dei prodotti tipici della cucina della nostra zona.

Dopo la raccolta, i “rust” vengono lavati accuratamente sotto l’acqua tiepida, togliendo la parte bassa del germoglio che è più dura da masticare e meno saporita: la cottura viene effettuata al vapore in una pentola comune e non è rilevante la differenza di consistenza tra le punte e il gambo.

Essendo infatti il gambo molto flessibile risulta difficile disporre la pianta verticalmente ed è invece abitudine cuocerla completamente in ammollo. Il gusto dei germogli è amarognolo, piacevole se inserito nelle minestre e in alcune insalate ma anche, per via del gusto deciso, nel tipico risotto con gli asparagi che capita di trovare tra i menù dei ristoranti dell’Alta Marca Trevigiana e sulle tavole dei cuoci più tradizionalisti.

(Fonte: Simone Masetto © Qdpnews.it).
(Foto: web).
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