La Strada d’Alemagna come arteria per le “terre germaniche”: la sua storia scritta nel 1830 dall’ingegnere Carlo Ghega

Cosa c’entra l’ingegneria veneziana con le banconote austriache? E perché mai dovrebbe esserci un legame con l’alta Marca?

In Italia non sono in molti a riconoscere il nome e la storia di Carlo Ghega ma non si esagera se lo si definisce uno tra i geni, se non il vero e proprio maestro per eccellenza, dell’ingegneria ottocentesca.

Ghega, contrariamente ad altre nazioni, viene tristemente tralasciato dalla storia italiana ma è grazie a lui che il mondo delle ferrovie ha visto la sua epoca d’oro.  

Il veneziano ottenne a soli 17 anni una laurea in ingegneria e il suo futuro decollò altrettanto presto: l’opera che lo consacrò tra i migliori del mondo fu la mastodontica ferrovia del Semmering, in Austria, costruita in soli 6 anni.

Questa venne riconosciuta come la più famosa linea ferroviaria di montagna date le enormi difficoltà di costruzione dovute al territorio e agli imponenti dislivelli superati. Tuttora collega la città di Gloggnitz a quella di Murzzuschlag dove si trova anche un museo a dedicato alla sua costruzione.

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In riconoscenza dei suoi alti meriti tecnici e scientifici, l’imperatore Francesco Giuseppe nominò Ghega ispettore generale delle Ferrovie Austriache e consigliere per il Ministero dei lavori pubblici; inoltre, il 22 giugno 1851, lo insignì del titolo nobiliare di “Ritter”, ovvero cavaliere, e inserito nel grande libro dei costruttori celebri del mondo, oltre ad avere e dagli austriaci venne anche segnalato tra i cento personaggi più importanti della nazione assieme a Mozart, Freud, Maria Teresa, Kafka, Beethoven, Schubert, Strauss, Brahms ecc. A Ghega fu dedicata, nel 1967, la banconota da 20 scellini, con il suo ritratto e la rappresentazione di uno dei passaggi più arditi del Semmering: il viadotto del Kalte Rinne.

Ma cosa c’entra tutto ciò con i veneti? Ebbene, Carlo Ghega, tra le sue molte opere, contribuí anche alla costruzione di una delle arterie fondamentali per il turismo e il traffico veneto: la Strada d’Alemagna, che da San Vendemiano porta a Dobbiaco, passando per Cortina. Grazie al suo genio l’Alta Marca è collegata con facilità alla Val Pusteria, con un tratto diretto e veloce, una rivoluzione se la si pensa nei termini di allora.

Probabilmente già in epoca preromana esisteva un semplice percorso che collegava l’attuale pianura veneta ai paesi di lingua germanica di oggi, ma è solo con Ghega nel 1830 che si può parlare di una vera e propria arteria stradale: in quell’anno venne eretta la “alta croce” all’inizio della val di Landro con l’iscrizione: “Weg nach Welschland“, ovvero la “strada verso la terra straniera”.

A metà ‘800 Ghega completò anche la ferrovia del Carso: furono opera sua anche la stazione ferroviaria di Trieste e la vicina darsena della città giuliana. Nel tempo ricoprì molti altri incarichi e portò avanti numerosi progetti, alcuni dei quali non riuscì a vedere completati in vita come le ferrovie della Transilvania e il progetto del loro allacciamento a quelle della Romania; inoltre scrisse molti libri, diffusi in lingua tedesca italiana e francese e che in un testamento lasciò alla Pubblica Libreria Marciana di Venezia.

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A Oriago, sulla Riviera del Brenta, si trova ancora la sua villa di famiglia, Villa Allegri von Ghega, dove si trova conservato parte dell’archivio storico relativo alla sua vita professionale.

Gli ultimi anni del G. furono tristi: fu accusato di corruzione venne deluso dall’abbandono di alcuni importanti progetti austriaci, inoltre, tornato in Italia per accelerare la realizzazione della rete ferroviaria del Lombardo-Veneto e per studiare la linea degli Appennini, fu relegato al ministero delle Finanze, in un incarico “di veruna importanza e di nessuna influenza” (Buzzi).

Nel 1998 la ferrovia del Semmering è stata iscritta nell’elenco dei patrimoni dell’umanità dell’Unesco e il nome di Carlo Ghega è tuttora coperto da tanti enigmi, relativi alla nascita, morte e origine.

Ciò che rimane indelebile nella storia è certamente il suo contributo allo sviluppo di molte aree europee, non ultima proprio l’Alta Marca Trevigiana.

 

(Fonte: Alice Zaccaron © Qdpnews.it).
Foto: web).
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