Creature acquatiche, custodi delle valli, dei torrenti, delle sorgenti d’acqua e dei laghi montani: viene in mente nulla?

L’acqua del Piave e le grotte del Montello le conoscono bene, le ospitano dal lontano periodo dei romani: sono le Anguane.

Su di loro si possono raccontare storie di ogni sorta, la tradizione popolare ne è ricca, alcuni le chiamano subiane, aganis, ogane, longane: si dice che sono donne morte al parto o ragazze morte giovani, altri giurano che si tratti di bambine nate morte ma tutti concordano nel considerarle creature non umane, appartenenti al mondo degli spiriti.

Chi ha abitato in zone montuose o vicino a corsi d’acqua sa che le anguane, le cosiddette “fate delle acque”, sono giovani fanciulle bellissime che nascondono una parte non umana: alcune hanno i piedi a forma di zoccolo di capra, altre zampe da gallina, altre hanno gambe rugose e coperte di muschio, altre ancora la schiena di corteccia di albero.

Nella maggior parte di racconti del nord-est Italia prevalgono i piedi di capra: questo deriva probabilmente dai calzari usati in quei luoghi (di pelle di capra) e il tratto distintivo di queste ninfe è il collo del piede altissimo, come quello delle capre.

Se la metà animale è così descritta, quella umana presenta altrettante caratteristiche particolari: tra chi le ha viste, c’è chi assicura che abbiano le pupille dilatabili come gli animali notturni e si dice che abbiano il sangue freddo.

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Per chi volesse vedere come sono rappresentate lungo il Piave basta che si rechi a Falzè di Piave, lungo il sentiero delle Volpere: li troverà numerose figure intagliate nel legno che si confondono con la vegetazione. Si stagliano nel silenzio della natura e fissano il visitatore, forse a studiarne le intenzioni: lungo il percorso gli occhi più attenti troveranno numerose altre figure legate alla tradizione e all’acqua.

Gli abitanti delle aree sorgive sanno che le Anguane custodiscono tesori, predicono il futuro e conoscono il passato, ma non il presente. Al pari delle ninfe della mitologia greca e romana sono creature della natura sfuggente e ammaliatrici, con capelli lunghissimi, solitamente rosso fuoco.

Abitano in anfratti rocciosi di cui i nostri monti sono pieni, ma non si rifugiano mai troppo lontano dall’acqua. Non a caso il Montello è ricco di grotte: è stato creato dalle Anguane per proteggere la pianura trevigiana dalla piene del Piave.

Secondo alcuni abitanti del Montello non sono buone o cattive, ma sono capaci di gridare fortissimo se qualcuno deturpa la natura o inquina le acque, tanto che in Veneto fino a poco tempo fa era frequente il detto “Zhigar come n’anguana”.

I loro tratti sinistri possono prevalere in certi racconti: pare che sebbene non uccidano uomini o animali, terrorizzino i viandanti notturni e che seminino discordia, soprattutto tra le donne, le uniche, oltre ai frati, a non venire ammaliate dai loro canti e bellezza.

Certi uomini infatti rapiti dal loro richiamo le seguono fino alle sorgenti o nei laghi montani, senza più riuscire ad emergere.

Anche se dimorano solitarie nelle grotte e in prossimità delle fonti a volte possono anche mescolarsi tra gli umani ma se vengono scoperte urlano così forte da stordirli, per poi fuggire: certe leggende le indicano come mogli devote, che però, una volta al mese, devono allontanarsi da casa per stare con le altre Anguane nel bosco a cantare e a lavare i panni durante le notti di luna piena. Il marito non può sapere nulla di questa assenza rituale: se le spia queste spariranno per sempre.

Forse ora qualcuno avrà riconosciuto un’Anguana nella propria cerchia di conoscenze.. meglio non svelare il suo segreto.

(Fonte: Alice Zaccaron© Qdpnews.it)
(Foto: Wood Make Up).
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