Continua l’approfondimento del Quotidiano del Piave sulla figura di Lorenzo Da Ponte con un nuovo importante capitolo della sua vita: il rapporto con il grande musicista austriaco Wolfgang Amadeus Mozart.

Grazie al dottor Giampaolo Zagonel, uno degli studiosi più accreditati di Lorenzo Da Ponte, una semplice passeggiata nei luoghi più significativi di Ceneda ha rappresentato una preziosa occasione per fare un salto nella storia con l’obiettivo di conoscere meglio la genesi di un “matrimonio artistico” di successo.

“Da Ponte arriva a Vienna alla fine del 1781- ha spiegato il dottor Zagonel - dopo varie vicissitudini. L’imperatore Giuseppe II, visto lo scarso risultato del teatro d’opera nazionale tedesco, decide di ripristinare l’opera italiana e per farlo aveva già un musicista a corte: il maestro di cappella Antonio Salieri. Serviva anche un librettista, quindi un poeta italiano, e anche una compagnia di italiani. Forse su suggerimento di Salieri, ma in realtà non si sa bene perché, Da Ponte viene nominato poeta dei teatri imperiali agli inizi del 1783”.

“Inizia così la carriera di Da Ponte a Vienna - prosegue il dottor Zagonel - che prima ha lavorato per Salieri, con scarsi risultati, e poi con Mozart. Da Ponte spiega nelle “Memorie” di aver conosciuto Mozart a casa del barone Raimund Wetzlar, verso il 1784. Nel giro di pochi anni danno al mondo tre capolavori assoluti: “Le nozze di Figaro”, il “Don Giovanni” e “Così fan tutte”. Oggi, nei teatri lirici mondiali non c’è giorno che non si dia una di queste opere. L’unione di questi due geni ha prodotto tre capolavori assoluti che sorpassano il proprio tempo e sono attuali anche oggi. Io ho visto diverse opere del Settecento però, dopo un’ora, uno si sente insofferente a seguirle fino in fondo. Le tre opere che vi ho appena descritto, invece, riempiono ancora i teatri e sono di gradimento assoluto in tutto il mondo”.

“Come mai questi due uomini - aggiunge Zagonel -, uno di cultura tedesca e uno di cultura italiana, hanno creato questi capolavori? Io do questo giudizio: quando si sono incontrati loro venivano da fallimenti clamorosi. Da Ponte aveva 34-35 anni ed era sempre dovuto scappare da qualcosa e da qualcuno oltre ad aver preso un bando di 15 anni dalla Repubblica di Venezia".

"Prima ancora - prosegue - , era stato espulso da tutte le scuole dello Stato Veneto perché aveva dato un tema su Rousseau, scrittore proibito nella Repubblica Veneta. Mozart, invece, era insofferente per il clima opprimente di Salisburgo: era un piccolo musicista del vescovo principe e, stufo di questa situazione, si era fatto “licenziare”. Mozart e Da Ponte si sono capiti subito perché Mozart scriveva della musica che i contemporanei non avevano mai compreso a sufficienza e, visto che conosceva anche la cultura italiana, aveva intuito subito che Da Ponte fosse un vero poeta in grado di dare tutti gli strumenti per realizzare un’opera che non fosse la solita ripetizione statica delle opere delSettecento”.

“Per i loro tre capolavori - sottolinea Zagonel - non è servito tanto tempo per costruirli: il testo che forniva Da Ponte era gradito a Mozart oppure si spiegavano a gesti e parole. Erano persone che frequentavano anche ambienti diversi e si trovavano solo per lavorare. È opportuno conoscere bene la figura di Da Ponte e negli ultimi anni sono state portate avanti diverse iniziative affinché questo personaggio potesse essere conosciuto maggiormente. A Vittorio Veneto abbiamo fatto molto mentre in giro un po’ meno".

"Si sfrutta il nome di Lorenzo Da Ponte per tante manifestazioni musicali - conclude -però non si conosce il personaggio che non è solo il librettista di Mozart ma è anche un poeta che ha scritto delle “Memorie”. Per questo, c’è ancora molto da riscoprire e da scrivere”.

(Fonte: Andrea Berton © Qdpnews.it).
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