Tutti i media del mondo ne parlano da mesi ma non è facile capire le dinamiche precise che stanno alla base degli scontri e delle proteste che stanno interessando il territorio di Hong Kong nel suo rapporto dialettico con il governo della Repubblica Popolare Cinese.

Per comprendere meglio la vicenda, il Quotidiano del Piave ha voluto incontrare Adriano Màdaro, noto sinologo trevigiano appena tornato dal suo 215esimo viaggio in Cina.

“Hong Kong è un territorio inalienabile della Repubblica Popolare Cinese - ha spiegato il sinologo Adriano Màdaro - “rapinato” dagli inglesi nel 1840 dopo la prima guerra dell’oppio imposta dagli inglesi ai cinesi per poter avere i soldi per comprare tutto ciò che di bello e di ricco fosse presente in Cina. Nel 1984 c’è stato un accordo tra Pechino e Londra, firmato da Deng Xiaoping per i cinesi e da Margaret Thatcher per gli inglesi, nel quale si stabiliva che Hong Kong sarebbe passato alla Cina nel 1997. Io la notte tra il 30 giugno e il primo luglio del 1997 ero ad Hong Kong ad assistere al momento in cui una bandiera veniva giù, quella inglese, e una bandiera saliva su, quella cinese”.

Per 22 anni la situazione è stata tranquilla - prosegue Màdaro - ma da un po’ di tempo c’è un’organizzazione teppistica, in gran parte fomentata dall’appoggio degli Stati Uniti, foraggiata economicamente dal consolato americano ad Hong Kong per supportare i cosiddetti “diritti umani” anche se a Hong Kong non c’è un problema di diritti umani perché c’è una legge basica che prevede che, dopo il ritorno alla Cina, Hong Kong sarebbe rimasta per altri 50 anni, fino al 2047, con le sue stesse istituzioni. La Cina ha dato ad Hong Kong uno dei maggiori diritti: il suffragio universale che non era presente con gli inglesi perché la gente di Hong Kong non era mai andata a votare”.

“Questo movimento di protesta ad Hong Kong - aggiunge Màdaro - è all’80% formato da giovani che probabilmente non hanno ancora dichiarato che vogliono staccare Hong Kong dalla Cina e creare un territorio indipendente. Questo, però, è impossibile perché la Cina ha dichiarato che sarebbe pronta alla guerra per una cosa del genere poiché si tratta dell’intangibilità del territorio sul quale ha la sovranità. Non ottenendo non si sa ancora cosa, perché non c’è un pacchetto di richieste ma solo in senso ampio la richiesta di “democrazia”, loro stanno protestando. Per questi giovani, però, la democrazia è la possibilità di saccheggiare e di imporre una loro presenza nel governo locale essendo eletti. In realtà, ci sono dei problemi ad Hong Kong, come quello degli appartamenti che costano molto e della difficoltà di avere una casa, ma non si risolve tutto andando a saccheggiare lungo le strade le auto e i negozi o attaccando la polizia”.

“La Cina - conclude il sinologo Màdaro -, preoccupata anche per la delinquenza che ha trovato ad Hong Kong il suo rifugio, ha chiesto che venga creata una legge per l’estradizione per arrestare dei delinquenti internazionali in modo tale che siano giudicati dalla più severa legge cinese. Da lì è nata la protesta perché si è detto che si cominciava da questo per poter estradare qualsiasi cittadino. Per quanto riguarda l’ingerenza occidentale su queste questioni, c’è stato in Italia un incontro interparlamentare, con la partecipazione di parlamentari della maggioranza di governo, dove il giovane leader 22enne della cosiddetta “rivolta di Hong Kong” è intervenuto come ospite d’onore in videoconferenza da Hong Kong. L’ambasciatore cinese in Italia ha pubblicato una nota di protesta nei confronti di questa iniziativa parlamentare in quanto si tratta di un atto di inimicizia nei confronti della Cina se tu accogli la voce unilaterale del capo di una rivolta anticinese. Non si possono rovinare i nostri rapporti istituzionali con la Cina per una sciocchezza del genere e proprio l’anno prossimo festeggeremo i 50 anni dall’apertura delle relazioni diplomatiche con questo Paese”.


(Fonte: Andrea Berton © Qdpnews.it).
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