Continua il viaggio nel “Medioevo Veneto” con l’avvocato Danilo Riponti nella nuova tappa di San Pietro di Feletto alla scoperta dei segreti della sua antica Pieve.

Una tappa fortemente voluta dall’avvocato Riponti, grande appassionato di Medioevo, che ha dedicato degli approfondimenti e delle pubblicazioni allo studio di questa chiesa alla quale il Quotidiano del Piave dedicherà più di un servizio della rubrica Qdpconoscere.

L’immagine per eccellenza della Pieve di San Pietro di Feletto - ha spiegato l’avvocato Danilo Riponti - si trova tra gli incastri di un’imponete travatura che serviva a reggere un portico nel quale venivano celebrate non soltanto le liturgie religiose ma anche importanti eventi della società civile e laica".



"Io e la professoressa Eva Spinazzè abbiamo fatto un saggio di approfondimento della Pieve e io in particolare ho riflettuto sulla potente immagine del Cristo, molto iconica di una religiosità medievale ma che ha anche dei significati non del tutto pacifici. La maggior parte degli interpreti dicono che si tratti di Cristo che ammonisce con sguardo molto severo il lavoro domenicale, fatto nel tempo sacro”.

“Si tratta di un monito - prosegue l’avvocato Riponti - a tutti quelli che frequentavano l’area della Pieve a non intraprendere mai il lavoro domenicale. In realtà, secondo me vi è qualcosa di più perché non è solo un gesto di riprovevolezza e di ammonimento verso chi viola questo precetto sacro liturgico. Si tratta di un gesto anche benedicente perché questo “Cristo della Domenica” benedice il lavoro purché si incastri nel progetto di Dio e non travalichi i suoi limiti. La domenica appartiene al progetto di Dio e questo Cristo benedice il lavoro finché resta nell’ambito di quella che è una visione che lui ha voluto per l’uomo”.

“Il lavoro non deve mai diventare un idolo, una fissazione - aggiunge Riponti - o una mania che deborda per sete di ricchezza o di successo mondano ma deve rimanere nell’ambito del servizio e della solidarietà. In questa ottica Cristo benedice il lavoro ma richiama il fatto che la domenica è tempo sacro. Su questo ho scritto un approfondimento breve ma molto vissuto".

"La domenica è tempo sacro perché -afferma - nella visione dell’artista del “Cristo della Domenica”, secondo me, la domenica viene vista come “tempo-non tempo”. È come se Cristo ci avesse donato un assaggio del tempo eterno che c’era prima della creazione e ci richiami il tempo che verrà dopo la resurrezione e la fine dei tempi”.

“La domenica - conclude il responsabile della rubrica “Medioevo Veneto” - è una scheggia di questo tempo, sacro e immortale, che serve a ricordare sempre agli uomini che siamo destinati ad un obiettivo metafisico superiore: questo è il senso. Allora la violazione della domenica non è la violazione di un precetto qualsiasi ma vuol dire non ricordare che siamo mortali e che nasciamo, moriamo e siamo destinati ad una vita ulteriore. Cristo ci ha donato la domenica per ricordarcelo ogni settimana e la domenica non va violata per questo motivo”.

(Fonte: Andrea Berton © Qdpnews.it).
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