In compagnia del professor Angelo Costacurta, durante una calda mattinata di fine ottobre, il Quotidiano del Piave ha voluto riflettere sulle sfide della tutela del paesaggio e dell’ambiente oltre a quella della sostenibilità nel mondo della viticoltura.

Bere un buon vino è importante ma farlo in un contesto naturale, magari con la possibilità di godere di un panorama mozzafiato, trasforma una semplice degustazione in un momento di elevazione dello spirito per un’esperienza capace di coinvolgere tutti i sensi.

Chi acquista e beve i nostri vini, soprattutto se si parla dell’enoturista straniero, inoltre, dimostra di essere sempre più esigente, richiedendo in più di un’occasione di poter vivere proprio questo tipo di esperienza dal contorno “agreste”, pretendendo spesso un prodotto enogastronomico che, in considerazione della mutata sensibilità verso la sostenibilità ambientale, impatti il meno possibile sul paesaggio e sulla biodiversità.

Secondo le parole del professor Costacurta, un paesaggio vitato non è automaticamente sinonimo di pessimo impatto sul paesaggio perché, soprattutto nell’Alta Marca Trevigiana, il lavoro dei viticoltori ha saputo garantire comunque un’armonia paesaggistica che anche l’Unesco ha voluto celebrare.

 

La nostra chiacchierata con l’esperto di viticoltura ha avuto come cornice l’azienda di Marzio Bruseghin, famoso ex ciclista professionista, nello splendido scenario delle colline di Vittorio Veneto, tra viti, vegetazione spontanea e tanti animali.

“L’impatto ambientale - ha spiegato il professor Angelo Costacurta - è per me uno dei problemi della viticoltura del Veneto, insieme alla sostenibilità ambientale e anche sociale. L’Accademia dei Georgofili, infatti, ha posto come tema per l’anno 2020 proprio la sostenibilità dell’agricoltura in generale. Nell’azienda di Marzio, per esempio, si sono piantati i vigneti rispettando molto la natura: ci sono ancora delle macchie di bosco e ci sono dei prati intervallati ai vigneti. Quindi l’ambiente è stato abbellito da questo punto di vista”.

“Per quanto riguarda l’impatto - conclude il professor Costacurta - a livello di sanità e di salubrità qui si vedono degli animali che sostituiscono il glifosate. Si vede la differenza dei posti, guardando l’altezza dell’erba, dove sono passati questi animali e dove, invece, non ci sono stati. Qui non si usano i diserbanti perché tutto il lavoro lo fanno loro, gli asinelli. Ho avuto piacere di venire in questo luogo perché è un bell’esempio di riconversione di zone che erano praticamente abbandonate ormai da molti anni. Qui non c’erano più le viti ed è stato abbellito il paesaggio, creando del reddito: tutto questo è stato fatto da un giovane sportivo che ha deciso, per fortuna di tutti noi, di dedicarsi alla viticoltura”.


(Fonte: Andrea Berton © Qdpnews.it).
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