La missione di Angelo Costacurta, uno dei più noti studiosi di viticoltura a livello internazionale, continua con l’obiettivo di indagare la storia delle popolazioni dell’Alta Marca Trevigiana, trovando sempre un collegamento con il vino: alimento che ha condizionato l’arte, la letteratura, la religione, il paesaggio e lo stile di vita degli italiani.

Non solo un alimento, quindi, ma uno strumento capace di raccontare molto su di noi, evidenziando anche le nostre debolezze e defezioni, portando in più di un’occasione l’uomo a svelare la sua vera vocazione che è quella di godere della bellezza delle relazioni con il prossimo, favorite da momenti conviviali in cui il vino è il vero protagonista.

Una vita, quella del professor Costacurta, dedicata al vino e all’insegnamento, in cui l’amore per la sua terra si percepisce da come la descrive, facendo trasparire un sincero ottimismo per il futuro di quest’area.

“La mia formazione - ha spiegato Angelo Costacurta - è da genetista viticolo e il mio lavoro si è svolto prevalentemente all’Istituto sperimentale per la viticoltura di Conegliano dove dirigevo la sezione di miglioramento genetico e ampelografia. 

Per un periodo ho insegnato anche all’università di Padova e Udine. Strada facendo mi sono appassionato sempre di più alla storia delle varietà, che in viticoltura chiamiamo vitigni, perché mi sono accorto che corrisponde alla storia delle popolazioni. 

Nei nostri paesi mediterranei la vite ha sempre avuto un ruolo fondamentale: ogni religione, da quella fenicia a quella greca, arrivando fino ai romani, aveva un dio del vino e anche nel cristianesimo il vino è fondamentale.

Dove andavano i popoli andavano anche la vite e il vino. Una volta lasciata la direzione dell’Istituto sperimentale per la viticoltura di Conegliano, ho voluto approfondire questi aspetti. Ho avuto la fortuna di avere un amico, il giornalista ed enologo Sergio Tazzer, con il quale ho sviluppato la nostra comune passione con una serie di pubblicazioni che narrano proprio vicende storiche nelle quali, in qualche maniera, c’entra anche il vino. 

La novità, rispetto alle tante pubblicazioni che ci sono oggi, è che non parliamo di storia del vino ma parliamo di vicende storiche. La prima pubblicazione è entrata in una collana che l’editore Kellermann ha chiamato Kilometro”.

“Strada facendo - prosegue il professor Costacurta - l’appetito vien mangiando e ci siamo chiesti se non fosse il caso di fare una collana un po’ più specifica sul settore viticolo ed enologico. L’idea è stata quella di chiamarla Grado Babo pensando all’unità di misura della qualità delle uve. Questo mostimetro era uno strumento che veniva generalmente utilizzato in tutte le cantine della zona. 

Ancora oggi i viticoltori di una certa età, quando sentono parlare di grado Babo, sanno di che cosa si tratta. Il professor Babo è stato un grande studioso di viticoltura vissuto tra l’Ottocento e il Novecento, uno dei primi ad aver sponsorizzato l’innesto della vite europea sulla vite americana per combattere la filossera che, allora, stava facendo strage dei vigneti in Europa".

“C’è da dire - conclude Costacurta - che i vini buoni ci sono quando le cose vanno bene, e quando le cose vanno meno bene i vini sono meno buoni.
Uno degli aspetti fondamentali della vite è che ha tutta una serie di significati, soprattutto religiosi, che vanno al di là del semplice alimento. 

Non esiste in Italia una zona viticola che non abbia almeno un migliaio di anni di storia alle spalle e spesso non ci rendiamo conto del patrimonio culturale e storico che c’è dietro la viticoltura". 

Vorrei che fossero approfonditi la storia e la cultura che stanno dietro a ogni vino: questo sarà l’obiettivo delle ricerche che farò in futuro”.

(Fonte: Andrea Berton © Qdpnews.it).
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