Qual è stato il ruolo delle donne nella Seconda guerra mondiale? In un’intervista concessa a Qdpnews.it, il giurista Carlo Nordio ha approfondito l’argomento delle “spie femminili” durante la Seconda guerra mondiale.

Tutti conoscono Nordio per i suoi interventi sui grandi temi di attualità ma in pochi sanno che nella sua abitazione è presente una preziosa raccolta di libri sulla Seconda guerra mondiale, con un focus specifico sulle spie femminili.

C’è infatti una sezione della libreria di Nordio che è dedicata allo Special Operations Executive, un’organizzazione britannica che inviava dietro le linee nemiche delle spie per organizzare la resistenza all’interno dei Paesi occupati.

“Questa passione dipende essenzialmente dal fatto che per me la virtù maggiore per una persona, oltre alla bontà, è il coraggio. - spiega Nordio - In queste circostanze si è dimostrato il coraggio soprattutto delle donne perché una cinquantina di loro sono state paracadutate dietro le linee nemiche, molte sono state catturate dalla Gestapo (polizia segreta della Germania nazista) e dodici di queste sono morte nei campi di concentramento per le torture e le esecuzioni”.

Per Nordio queste donne hanno compiuto delle imprese straordinarie con molte madri di famiglia e casalinghe che hanno resistito alle torture della Gestapo, trascorrendo anni di solitudine e di minacce con uno stress psicologico spaventoso.

Nonostante queste privazioni, hanno contribuito in modo efficace a tenere i contatti tra la resistenza interna, soprattutto in Francia, e la Gran Bretagna con gli alleati che stavano progettando lo sbarco in Normandia.

In Italia c’è ancora una di queste donne valorose: la 96enne Paola Del Din, medaglia d’oro al valor militare e insegnante, che a vent’anni è stata paracadutata in Friuli da un aereo britannico con grandi rischi.

“Questa donna è uno degli esempi più straordinari di fantasia, di coraggio, di voglia di vivere e di ottimismo. - aggiunge l’ex magistrato trevigiano - L’ho sentita recentemente e lei mi ha detto che, nonostante il Covid, continua ancora a fare progetti. Purtroppo, in Italia siamo fermi per quanto riguarda la nostra Resistenza interna e molto spesso questi studi sono ancora oggi condizionati da ideologie, da una parte e dall’altra, con le inevitabili polemiche che ne seguono”.

La maggior parte dei libri della biblioteca di Nordio, infatti, è composta di testi francesi, inglesi e americani, Paesi dove questa produzione continua perché ci sono molti lettori appassionati.

Questo probabilmente dipende dal fatto che loro hanno vinto la guerra e noi invece l’abbiamo persa e si tende a metterci una pietra sopra. - prosegue Nordio - Le spie nella Seconda guerra mondiale si dividevano in gruppi di tre persone. Generalmente c’era una donna che girava con una valigia che conteneva una radio e un trasmettitore e, dai posti più strani della Francia occupata e dell’Italia, comunicava con Londra. Un altro soggetto teneva i rapporti con le bande partigiane limitrofe, con l’obiettivo di organizzare le loro azioni, e un terzo individuo coordinava gli altri due come capo di questa sezione”.

Nessuno conosceva le altre sezioni così, se qualcuno fosse stato catturato, non avrebbe potuto dire nulla anche se il rischio concreto era quello di essere presi.

La cattura si traduceva spesso nella tortura da parte della Gestapo per ottenere delle informazioni e ogni spia aveva con sé la famosa pillola “L” (letale) con del cianuro: molti uomini l’hanno usata a differenza delle donne che sembra non si siano suicidate in questo modo.

Quasi tutte le donne sono state torturate e molte di loro sono morte nei campi di concentramento per un’esecuzione o per le conseguenze di una malattia come il tifo.

Poche spie femminili, invece, sono riuscite a scappare o sono state liberate dagli alleati offrendoci la possibilità di conoscere, attraverso racconti avvincenti ma anche molto dolorosi, le loro terribili esperienze.

(Fonte: Andrea Berton © Qdpnews.it).
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