La nuova tappa del viaggio della professoressa Lorena Gava tra gli atelier d’artista conduce in un luogo inaspettato: dopo lo studio in un palazzo quattrocentesco nell’atelier di Franco Corrocher e il rifugio in un’abitazione personale di Massimiliana Sonego, è un capannone industriale nel Vittoriese ad aprire le sue porte, dimostrando le infinite possibilità dell’arte di interagire con la contemporaneità e plasmarla.

L’atelier di Davide “Masa” Maset è infatti il perfetto esempio di come la creatività possa salvare l’anima di un nonluogo, donandogli un’identità e creando un piccolo e personale universo fluttuante nello spazio chiuso di un edificio altrimenti anonimo.


È lo stile stesso di Masa, nato a Conegliano nel 1990, che si impone per la sua identità forte e riconoscibile, ma allo stesso tempo sfuggente e piena di domande: le sue opere risultano infatti familiari al primo sguardo, ma richiedono un’attenta osservazione per essere comprese a fondo.

Le opere di Masa sono riconoscibilissime – spiega la professoressa Gava – per le immagini ricorrenti che le caratterizzano: l’artista ama la figura umana, sintetizzata al limite e per questo molto personale”.

Si riconosce un elemento carico di significati ermetici attorno a cui ruota la riflessione dell’artista, prosegue Gava: “Ricorrenti sono le teste staccate dal corpo che urlano, e costante è l’immagine delle bocche spalancate e degli occhi senza iride. Queste lanciano un grido che ci suggerisce una disumanizzazione e l’essere parte di un ingranaggio che determina reazioni e impressioni di tutti noi”.

Lo stile semplificato e i colori vivi possono suggerire una contaminazione fumettistica di queste figure, ma in esse c’è soprattutto una componente primordiale con rimandi alla classicità, prosegue la professoressa: “Queste teste hanno talvolta i capelli aggrovigliati, come fossero Meduse che ci pietrificano con lo sguardo, e trasmettono suggestioni primitive, barbariche”.

C’è anche un volto più idilliaco nell’arte di Masa, riflesso del suo amore per la pace che solo la natura può donare, ma lo stile risulta sempre e comunque espressivo e unico, conclude Gava: “Tutto viene avvolto dal suo segno grafico, dai contorni marcati, con una volontà di buttare fuori, esprimere l’urgenza interiore”.

Pur attirato tanto dall’universo personale che ha creato quanto dal rifugio ideale della natura, Davide è ben consapevole della necessità di un interazione costante con la realtà che lo circonda, anche in un periodo come quello della pandemia che ha colpito profondamente il mondo dell’arte, lasciando in una condizione irrisolta tanti progetti e tante idee.

“Il Covid ha sicuramente bloccato il mio mondo – spiega il giovane artista -. Avevo varie strade aperte anche per esposizioni all’estero, ma tutto questo è rimasto sospeso in un limbo. La speranza che tutto riprenda non manca”.

Infine uno sguardo alla realtà locale, che Masa conosce bene, e la necessità, espressa da più parti, di pensare nuovi spazi pubblici per gli artisti.

“L’arte sarà sempre sottovalutata – spiega Davide – soprattutto in Italia. Ma nel nostro contesto ci sono molte strutture abbandonate che, con spesa minima, potrebbero essere adibite a sale evento o studi per giovani artisti che non hanno la possibilità di averne di propri”.

(Fonte: Fabio Zanchetta © Qdpnews.it).
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