È fresco di stampa “Storia di Vidor porto sul Piave”, il nuovo libro della professoressa Maurizia Manto che ha condensato nella sua opera un’attenta ricerca sulla storia del paese dalle origini fino al 1800.


Si tratta di un excursus che si sviluppa in una sorta di racconto dove trovano spazio, oltre agli avvenimenti generali, personaggi forti, vicende appassionanti e luoghi impregnati di storia.

I vidoresi avevano già apprezzato gli studi della professoressa Manto in altre ricerche come quella contenuta nel libro “L’abbazia benedettina di Santa Bona in Vidor. Una storia millenaria”, un’opera che aveva colpito anche per la presentazione grafica.

“Storia di Vidor porto sul Piave” ha 247 pagine e colpisce anche per la qualità delle immagini come quella, presente a pagina 31, della Vallata prealpina al termine dell’ultima glaciazione (Renzo Zanetti 1989, Museo Civico di Storia Naturale di Pordenone).

Il libro inizia con alcuni cenni di geologia e di Preistoria con l’immancabile racconto del Mammut di Colbertaldo grazie ad alcuni dettagli forniti dallo studioso Antonio Paolillo, volto e anima del Museo Civico di Storia Naturale “La Terra e L’Uomo” di Crocetta del Montello.

mammut

Si passa poi alla civiltà degli antichi veneti e all’arrivo dei romani intorno alla fine del terzo secolo a.C., con disegni e immagini di manufatti risalenti a quel periodo storico con la centuriazione dei campi tra Vidor, Colbertaldo, Farra, Sernaglia, Moriago e Mosnigo (Disegno di Natale Grotto).

Nell’opera si parla anche della necropoli tardo-romana di Piazza Maor a Vidor, la più estesa rinvenuta fino ad ora nel Quartier del Piave, senza dimenticare il periodo delle invasioni barbariche e il grande fenomeno della diffusione del Cristianesimo nell’Alta Marca Trevigiana.

Non poteva mancare l’affascinante storia dell’antico castello sulla collina di Vidor, con tutte le leggende legate ai protagonisti del medioevo in questa parte della Regione Veneto.

Nel libro si analizza anche il castello di Colbertaldo che, come quello di Vidor, è stato la sede di una signoria rurale, probabilmente di origine longobarda.

La professoressa Manto spiega che, in realtà, erano due le strutture: un vero e proprio castello, forse sul col Castelon, e una torre di vedetta forse sul Col Castelir.

Anche alla famiglia dei “da Vidor” è stata dedicata una parte del libro con le vicende di Giovanni da Vidor per il quale resta il mistero se fossero più persone ad avere questo nome e ad aver compiuto delle gesta importanti.

mammut1

Per questo è d’obbligo il collegamento con il Santuario dei Santi Vittore e Corona ad Anzù di Feltre, oggetto di un altro approfondimento storico di Qdpnews.it (qui l'articolo).

Il capitolo V, invece, è dedicato all’abbazia di Santa Bona, uno dei luoghi del cuore dei vidoresi, custode di alcune delle pagine più importanti della storia della comunità di Vidor, e all’area paludosa e malsana dei Palù, trasformata dalla popolazione dell’epoca, guidata dai monaci, in una grande riserva di cibo a disposizione nelle varie stagioni dell’anno.

L’attività molitoria (concernente la macinazione dei cereali) sul Piave e sulla Teva è trattata in modo approfondito nel capitolo VI, partendo dalla rinascita avvenuta dopo l’anno Mille.

Nel libro si parla anche del passo barca di Vidor, perno della storia vidorese fino all’apertura del ponte in legno nel 1871 e punto di convergenza di tutta l’antica viabilità della Sinistra e della Destra Piave.

Tra i vari racconti anche quello legato alla leggenda di Barba Nane barcarol, il traghettatore che ogni notte si accorgeva che a mezzanotte scompariva la barca dal passo barca di Vidor.

La professoressa Manto ha voluto dedicare del tempo anche alle antiche chiese e alle strade storiche di Vidor insieme alle altre vicende che riguardano la dominazione trevigiana e le ripetute distruzioni del famoso castello.

Nel capitolo IX si parla della dominazione veneziana e della guerra della lega di Cambrai contro Venezia (1508-1515) con la definitiva distruzione del castello di Vidor.

Nella parte finale del libro si approfondisce la caduta di Venezia e del Veneto sotto i francesi (12 maggio 1797-17 ottobre 1797) e la prima dominazione austriaca (17 ottobre 1797-6 novembre 1805) con un focus specifico, dopo la parte dedicata alla dominazione francese dal 1805 al 1815, sulla famiglia Pateani che nel 1811 era diventata la famiglia più ricca del paese.

Nella parte dedicata alla seconda dominazione austriaca (dal 1815 al 1866) sono stati approfonditi alcuni aspetti come l’amministrazione pubblica, l’istruzione, l’economia, le opere pubbliche e la sanità con la storia dell’inizio della costruzione del nuovo campanile di Vidor.



mammut2Molto interessanti le foto storiche che raccontano l’inaugurazione del primo ponte di legno sul Piave (1871) e quelle che documentano la nascita della latteria cooperativa e dell’asilo infantile.

Alla fine, si parla anche del 1890 e della costruzione della nuova grande filanda avviata dai fratelli Innocente e Fausto Zadra in via Maso da Martignago, ora via Montegrappa.

“Nel cambiamento dei tempi - si legge nel libro - emerge la forza della nostra gente sempre pronta a rialzarsi e a ricostruire il suo presente e il suo futuro nel paese per troppe volte distrutto”.


(Fonte: Andrea Berton © Qdpnews.it).
(Video: Qdpnews.it © Riproduzione riservata).
#Qdpnews.it