La tappa del Festival del Viaggiatore nel comune di Maser nella serata di ieri, venerdì 25 settembre, ha vantato un’ospite di eccezione: la cantante e attrice Tosca.


Nella palladiana Villa Barbaro, tra gli affreschi del Veronese, la cantante ha dialogato con la giornalista e scrittrice Daniela Amenta, sul tema “La voce dell’incontro”. Ma perché proprio Tosca, per parlare di viaggio? Risponde da sola la copertina del suo ultimo album, che ritrae la cantante appoggiata a un mappamondo.

Tosca racconta il suo viaggio nella musica, che comincia a Roma alla Garbatella. Il primo passo fondamentale del suo percorso è stato accettare le sue radici, abbracciando, interpretando, facendo propria, la musica popolare romana. Nel dialogo ha affermato che a suo avviso il canto è la prima espressione di un popolo, e questo è stato il filo conduttore dei suoi viaggi, l’unico passaporto per girare il mondo. Il viaggio, prima che fisico, è stato per lei spirituale e musicale.

Nel 2014, insieme a Ivano Fossati, è nato il progetto “Il suono della voce”, dapprima come album contenente canzoni in diverse lingue (libanese, yiddish, giapponese, arabo…) e successivamente come documentario sotto la regia di Emanuela Giordano. La conoscenza delle altre culture è avvenuta attraverso il canto, poiché - anche se non si comprendono le parole - sono per lei la voce e le sonorità a toccare le viscere.

Per Tosca viaggiare significa anche mostrarsi nudi agli occhi degli altri, nella propria autenticità, e spesso questo porterebbe a vedere delle somiglianze nelle persone che si incontrano. Lo slancio dell’incontro è la curiosità, caratteristica di cui si definisce perennemente piena. È proprio la curiosità che la porta a preparare, per la sua partecipazione a festival musicali internazionali, dei “regali sonori” (come li ha definiti lei stessa), ovvero delle versioni speciali di canzoni tradizionali italiane o straniere da donare al suo pubblico.

Tosca

Ha cantato ad Algeri, di fronte a una platea numerosissima disposta su una scalinata vertiginosamente ripida, il brano “Ahwak”, in lingua araba ma personalizzato con l’armonia italiana, conquistando il pubblico. Ha tradotto in francese “serenata de paradiso” per le sue date parigine, e ne ha cantato una parte a cappella per il pubblico di Maser.

Ha raccontato con incanto il Portogallo, dove sta nascendo una nuova generazione di musicisti capace di ispirare l’Europa intera. Del Brasile ha ricordato con ammirazione l’incontro con la cantante Marisa Monte, apprezzando il modo semplice e serio di relazionarsi con la musica in quel Paese dalle straordinarie capacità di accoglienza.

Il viaggio, poi, è diventato nel dialogo con Amenta anche metafora della vita, coerentemente con la direzione del Festival del Viaggiatore. Tosca racconta le difficoltà e le ombre del mondo dello spettacolo, riconoscendo di aver intrapreso una strada anticonvenzionale e per questo faticosa che, però, l’ha portata alla libertà. Il tema del festival quest’anno è “Infinito Presente.

Viaggio alla ricerca della felicità”, a cui Tosca associa il concetto creolo di “Morabeza”, ossia la nostalgia del presente prossimo. Bisognerebbe cercare e concedersi, ha detto, più momenti di morabeza nella nostra vita. Nella sua carriera Tosca non ha dimenticato di prendersi cura di chi, più giovane di lei, vuole affacciarsi al mondo della musica, e per questo è coordinatrice dell’Officina delle Arti Pierpaolo Pasolini, dove vengono date ai giovani artisti le competenze per realizzare il proprio sogno.

La serata si è conclusa con l’inno di Mameli, brano scelto da Tosca per sostenere la Croce Rossa durante la pandemia, che viene cantato insieme al pubblico in modo dolce perché, sostiene Tosca, “è un canto che unisce gli italiani, dalla melodia celestiale”.


(Fonte: Luca Vecellio - Laura Sambruna © Qdpnews.it).
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