Shree Salasar Mandir è il nome del tempio induista che è stato inaugurato ieri, mercoledì 29 luglio 2020, in Corso Tre Venezie a Padova, in piena zona Arcella.

La comunità induista del Veneto ha quindi un nuovo luogo dove pregare e socializzare a pochi minuti dal centro di una città cosmopolita e multiculturale, capace di accogliere svariate etnie e turisti da ogni parte del mondo.

I fedeli induisti hanno iniziato a pregare già dalle ore 8 ma le funzioni religiose e gli incontri ufficiali proseguiranno anche nei prossimi giorni, in modo tale da permettere anche a chi lavora durante la settimana di partecipare agli eventi del ricco programma voluto dagli organizzatori.

Il tempio sorge in un’area dove l’intercultura si esprime con i volti, i riti, gli usi e i costumi di diversi popoli che hanno cercato di valorizzare la loro identità ricavandosi un piccolo spazio all’interno della città.

Difficile capire quanti siano i fedeli induisti della zona, anche se Pankaj Sharma, un indiano molto conosciuto a Padova per il suo lavoro di ristoratore, parla di circa mille unità, senza dimenticare le grandi comunità presenti in provincia di Vicenza e di Treviso, dove si trova il tempio induista di Lutrano di Fontanelle (vedi articolo).

Tanti i fedeli induisti, provenienti da diversi stati dell’India, che non hanno fatto mancare la loro presenza a questo evento così importante per chi sentiva il bisogno di trovare un luogo dove poter vivere la propria fede anche in una dimensione comunitaria.

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Il tempio è dedicato al dio-scimmia Hanuman, in particolare Salasar Balaji secondo la tradizione religiosa della città di Salasar in Rajasthan. Secondo una leggenda, il sito è stato scoperto da un agricoltore del villaggio di Asota, nel distretto di Nagaur, a Samvat nel 1754.

Il contadino, dopo aver colpito un oggetto nel terreno mentre arava il suo campo, ha compreso che si trattava di un idolo coperto di sabbia.

Sua moglie, dopo aver pulito l’idolo, ha capito di essere davanti ad un manufatto che rappresentava il dio scimmia Hanuman, noto anche come Balaji, e la notizia di questa scoperta si è diffusa presto nel villaggio di Asota.

Il tempio è stato costruito nel 1754 e il suo fondatore sembra sia stato ispirato dallo stesso Balaji che gli è apparso in sogno.

“Prima del Covid - spiega il ristoratore Pankaj Sharma - arrivavano circa 400 mila turisti indiani a Venezia. Noi lavoriamo anche con il turismo indiano e le agenzie di viaggi. Quando i turisti indiani arrivano a Venezia, facciamo visitare loro la città di Padova e li portiamo nei nostri ristoranti e negli alberghi della città. Grazie a questo tempio, i turisti induisti potranno pregare a pochi minuti in macchina dal centro storico”.

“Negli ultimi tre anni ho partecipato attivamente alla vita della comunità indiana a Padova - spiega Daphné Reguiessé, studiosa di cultura indiana impegnata in progetti di integrazione anche a livello accademico -, in particolare seguendo i ragazzi che vengono a studiare all’università. Confrontandomi con loro ho scoperto che hanno bisogno del contatto con persone appartenenti alla loro comunità di origine. Questo passa attraverso i ristoranti o altri spazi come il nuovo tempio induista inaugurato a Padova”.

“Tanti indiani non sono tornati a casa perché in India il Coronavirus si sta diffondendo in modo preoccupante - conclude -. Per questo, occasioni come quella dell’inaugurazione del tempio induista fanno sentire questi ragazzi più vicini alla loro terra. Credo che per i veneti sia un grande privilegio poter avere una “piccola isola indiana” nella città dei Padova e ritengo che conoscere l’induismo possa ampliare il nostro bagaglio culturale”.

 

(Fonte: Andrea Berton © Qdpnews.it).
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