Nella maggior parte dei casi, i gemellaggi, o più in generale gli scambi di carattere turistico-culturale, tra due comuni agli antipodi non sono altro se non una comparazione ideale di due località che hanno caratteristiche o specificità in comune: un cartello stradale, uno scambio culturale tra le classi delle scuole superiori, niente di più.

Per Asolo e Wuhan, ma anche per moltissime altre città cinesi come Xi’an, da dove in questi giorni gli asolani ricevono messaggi di supporto e solidarietà, questa regola non vale: il legame tra il borgo e queste città orientali è molto più profondo e si è reso indispensabile anche in seguito a una cicatrice che inevitabilmente accomuna entrambi i continenti.

Non è il virus però a fermare la massiccia comunicazione che dalle città orientali si riversa sui social network e sui canali anche privati dell’amministrazione comunale, un flusso d’informazioni destinato a fornire un messaggio d’incoraggiamento a un’Italia che prima dell’epidemia veniva guardata con ammirazione e curiosità.

Uno degli esempi di generosità viene dal Comitato Donazione Vento di Levante, dove un breve video (qui il link) descrive una serie di bambini e ragazzi che, entrando in scena, inviano un incoraggiamento gridando “Yidali jiadaou”, ovvero “Forza italiani”.

Nel messaggio si specifica che l’incoraggiamento a resistere non si compone soltanto di parole ma anche di concretezza: elastici, gomma e tessuto compongono oltre duemila e cento mascherine, tutte dirette ai cittadini di Asolo.

In questo caso si tratta di dispositivi di protezione individuale di tipo chirurgico, altamente protettivi e adatti a varie situazioni. In un certo senso, quindi, i paesi cinesi “ritornano” quel favore che nella lettera di qualche mese fa, ben prima dello scoppio della pandemia in Italia e nel mondo, chiedeva queste mascherine e che l’amministrazione comunale aveva accolto con serenità, nei termini delle proprie possibilità, visto il presente rischio di ulteriori contagi.

Nel frattempo, la popolazione cinese sta vicina ad Asolo anche rivivendo la storia del sindaco tornato in corsia che ormai ha fatto il giro del mondo: dopo il Washington Post, in un articolo del giornalista Li Mengli, il primo cittadino viene descritto tra le corsie del San Valentino con queste parole: “Insieme agli altri medici e infermieri, ogni giorno indossa la tuta, la mascherina e il casco protettivo; per identificarsi facilmente, sulla schiena di ognuno è scritto il proprio nome. Nelle settimane passate, è stato cancellato il calendario chirurgico, sono stati chiusi gli uffici amministrativi, lasciando aperti solo gli ambulatori per le emergenze. In questo modo, i medici, gli infermieri e tutto il personale sanitario può completamente dedicarsi all’assistenza dei malati di Covid19”.

Non soltanto una stretta di mano, quindi, quella tra Asolo e queste comunità cinesi, le quali sentono in modo urgente il bisogno di comprovare la propria presenza di fronte a un territorio che è in piena difficoltà economica e sanitaria e che affronta problematiche simili a quelle che la Cina ha sconfitto soltanto poche settimane fa.

(Fonte: Luca Vecellio © Qdpnews.it).
(Foto: Archivio Qdpnews.it).
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