Entrando nel Museo civico di Villa Biagi, ci si sente letteralmente “abbracciati” e accompagnati all’interno della storia dell’Uomo e del nostro pianeta.

Le telecamere di Qdpnews.it sono entrate nei saloni allestiti di Villa Biagi e, a farci da Cicerone d’eccezione, è Monica Celi, direttrice del Museo civico, del Memoriale Veneto e della biblioteca comunale, in un “tour”che ci ha fatto conoscere da vicino tutta la ricchezza culturale e storica contenuta nel museo di storia naturale e archeologia.

“Vogliamo che le persone entrino nel nostro museo con quella serenità di vivere uno spazio culturale godendo finalmente di quella cultura che è rimasta per tanto tempo chiusa e abbandonata”, così ci accoglie la direttrice Monica Celi, ricordandoci l’inaugurazione della mostra “Sapiens” avvenuta proprio a metà di febbraio e, neppure una settimana dopo, costretta a chiudere a causa dell’emergenza sanitaria.

Una mostra dedicata alla storia dell’uomo che doveva terminare in agosto, ma che certamente sarà prorogata fino all’autunno. “Una mostra che contiene tantissimi reperti importanti e straordinari - spiega Celi -, ma soprattutto, per chi ha seguito il momento dell’inaugurazione, è una mostra che ci racconta la storia di questo territorio in un percorso che attraversa anche il periodo contemporaneo e si proietta verso il futuro. Mettendo insieme le due anime caratteristiche del nostro museo, la parte archeologica e la parte naturalistica”.

Nell’area permanente troviamo la protagonista del museo archeologico, anche sui social con migliaia di visualizzazioni, la Situla, o secchia di epoca paleoveneta.

“La caratteristica di questa situla è proprio lo straordinario disegno che nell’oggetto originale non si riesce a vedere ma che, grazie al lavoro dei nostri archeologi è stato possibile ricostruire. Troviamo tre fasce di incisioni, con un corteo di persone nella prima fascia superiore, la vita di palazzo nella parte centrale e quella che rappresenta la relazione con il mondo rurale, con l’ambiente e con la natura, nella fascia più bassa. Un altro pezzo molto interessante che fa parte di questa esposizione permanente è un pendaglio con figura umana molto stilizzata e anche la resa grafica dell’immagine ha tratti quasi contemporanei”.

Il museo archeologico si sviluppa su diverse parti, dalla preistoria all’epoca romana, arricchito dai ritrovamenti fatti nel sito archeologico di Posmon e di quello di Santa Maria in Colle.

“Il museo racconta una storia del nostro territorio che parte proprio dall’era preistorica, dal Paleolitico al Mesolitico. Del periodo protostorico Montebelluna ha raccolto davvero tante testimonianze. Uno dei siti più importanti è quello di Posmon che ha restituito oltre 300 tombe con una continuità che va dal periodo Veneto Antico, intorno all’ottavo secolo avanti Cristo, fino al primo dopo Cristo. Fra i reperti abbiamo un coltello in bronzo con il fodero, finemente lavorato a sbalzo e che riporta una curiosa figura metà umana e metà felina nell’atto di ghermire un uccello. Anche qui si può apprezzare la finezza e l’arte della lavorazione dei metalli che appartiene molto a questo territorio. Sempre dalla zona di Posmon Cimamandria provengono alcuni splendidi gioielli in argento risalenti al II secolo avanti Cristo”.

 

(Fonte: Flavio Giuliano © Qdpnews.it).
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