Luoghi del Sacro: la Pieve di San Pietro di Feletto

Un volto di un Cristo sofferente ci osserva, da un affresco protetto da un ampio porticato, circondato dai simboli di mestieri e attività che offendono il Signore se svolti la domenica, giorno dedicato a Dio.

Tra le colline del Felettano, territorio che deve il suo nome alle felci che crescevano negli ampi boschi di castagni, ma ancor oggi presenti, alternati ai filari di viti, spicca, in cima ad un’altura, la millenaria Pieve di San Pietro.

Fondata dai Longobardi, ma su un sito dalla storia ancora più antica, la Pieve era luogo di sosta per pellegrini e fedeli del territorio, dove essi potevano seppellire i defunti e ricevere il sacramento del Battesimo, ma anche dove la comunità, all’ombra del porticato, poteva riunirsi e persino svagarsi, o ancora proteggersi dalle scorrerie di briganti e invasori, all’interno delle solide mura di pietra della chiesa.

L’aspetto attuale dell’edificio sacro è di epoca romanica, con qualche modifica nei secoli successivi e un restauro realizzato negli anni ‘50 (una vera rinascita dopo il terremoto del 1873 che provocò la morte di molti fedeli, riuniti per la messa del primo mattino, e gravi danni strutturali alla costruzione). La Pieve è un vero scrigno d’arte e spiritualità in cui ancora sono visibili affreschi risalenti a tre secoli differenti, che vanno dal tredicesimo al quindicesimo secolo.

Oltre al citato “Cristo della Domenica”, sotto il portico altre immagini ci parlano di devozione popolare e preghiere di intercessione: tra queste un San Antonio Abate, protettore del bestiame e invocato contro malattie come l’Herpes Zoster, o una Madonna del Latte, di fronte alla cui immagine le puerpere pregavano per avere il latte materno.

All’interno, le immagini dipinte nel corso di tre secoli, che si presentano a noi, ci circondano, ci riempiono di meraviglia: tra queste una delle più antiche, tra quelle venute alla luce, trasportando il quattrocentesco ciclo del Credo sulla parete opposta (che era crollata e poi ricostruita, in seguito al sisma del diciannovesimo secolo), è un’enorme figura di San Cristoforo, protettore dei viandanti, i quali, contemplando l’immagine, avevano la sensazione, almeno per quel giorno, che la stanchezza del viaggio svanisse.

O ancora sono raffigurati personaggi come San Pietro, titolare della chiesa, posizionato dal lato opposto della Crocifissione, rispetto a una Sant’Elena, incinta del figlio Costantino e colei che, secondo la tradizione, ritrovò la Vera Croce.

Altri affreschi rappresentano simboli di animali, utilizzati fin dalla prima cristianità e che richiamano i concetti di Eucarestia e Vita Eterna; altre immagini sono tratte dai vangeli apocrifi (come la Natività), ma anche dalla teologia aquileiese, cui è ispirato lo straordinario ciclo del Credo, già citato più sopra.

La cappella di San Sebastiano, realizzata nel quindicesimo, che narra le vicende del santo, simbolo di adesione alla fede cristiana (ma invocato anche contro la peste), sovrasta e circonda il fonte battesimale. Nell’abside maggiore un Cristo Pantocratore ci guarda severo, circondato da una varietà di personaggi dipinti in epoche diverse, “strati” di devozione narranti la lunga storia di questo magnifico luogo.  

(Fonte: Cinzia Tardivel).
(Video: Qdpnews.it © riproduzione riservata).
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