Trovarsi ai “Pilastroni” di Montebelluna (nelle foto di copertina) significa essere in un punto ben identificabile e riconosciuto da chiunque risieda nell’area montebellunese. In pochi, però, sanno cosa rappresentino e quale sia la loro origine.

Recentemente ristrutturati, i Pilastroni risalgono al 1600 e marcavano il luogo del dazio all’ingresso della città.

Lo spiega bene lo storico montebellunese Lucio De Bortoli che sul Vecchio Mercato, l’antica sede comunale, ha scritto una monografia raccogliendo e studiando un gran numero di documenti.

I Pilastroni sono le porte daziarie della Repubblica di Venezia, esistite tra il 1500 e il 1700 – spiega De Bortoli -, che venivano posizionate all’ingresso dei borghi dove maggiormente si svolgevano scambi di merci. Montebelluna godeva di un particolare privilegio da parte dello Stato, l’esenzione fiscale del mercato del mercoledì. Ancora oggi, al Vecchio Mercato, la scritta su una colonna ricorda questo diritto, ottenuto durante il Medioevo e difeso fino all’arrivo di Napoleone. Un privilegio di cui pochi borghi godevano e che è stato motivo di prosperità e popolarità del mercato di Montebelluna”.

Tutto questo ha tuttavia anche creato molte frizioni con i dazieri che, anche nella giornata di mercoledì, richiedevano il pagamento al passaggio delle merci – precisa De Bortoli -. Ne nascevano contenziosi, sia con i commercianti che con gli acquirenti che giustamente pretendevano il riconoscimento del mercato ‘franco’. L’insistenza dei dazieri convinceva molti a pagare pur di passare, per poi ricorrere alla magistratura veneziana che nella maggioranza dei casi riconosceva il diritto”.

Del resto i dazieri erano esattori privati e cercavano di ottenere il massimo per il passaggio delle merci; il sistema fiscale, come sottolinea lo storico montebellunese, era infatti ben diverso da quello attuale.

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“A Venezia si decidevano le unità fiscali, un po’ come le accise di oggi – prosegue lo storico -, le imposte dirette dovevano garantire il funzionamento dello Stato e una volta introdotte non venivano mai eliminate. Venivano raccolte dalle varie Provvederie. Quella di Treviso doveva, come le altre, garantire a Venezia un certo quantitativo di ducati. La Camera Fiscale di Treviso ripartiva poi l’ammontare sulle varie cittadine, sulla base dell’estimo, l’attuale catasto. Infine, le Assemblee di Villaggio chiedevano alle comunità rurali di pagare in misura del terreno posseduto. Un sistema a evasione fiscale zero, il contadino ricco non poteva ingannare se possedeva grandi estensioni di terreno”.

Le imposte indirette, quelle sugli scambi commerciali e da cui proveniva il maggior gettito fiscale – continua De Bortoli -, venivano invece appaltate ai privati, non disponendo lo Stato di un apparato per gestire il flusso delle merci. Così dazieri privati, che nell’Ottocento diventano esattori, compravano il diritto a riscuotere e lo Stato incassava subito una cifra forfettaria ma sicura”.

Lo storico montebellunese spiega come, nonostante i tantissimi documenti storici visionati, nessuna carta parli dei Pilastroni: “Compaiono chiaramente nelle mappe austriache e napoleoniche – sottolinea -, non in quelle precedenti venete. Tuttavia non ho ancora trovato documenti che parlino esplicitamente dei Pilastroni, forse occorrerebbe fare una ricerca a Venezia, spulciando gli antichi documenti della magistratura veneziana che si occupava dei dazi”.

“Troviamo gli stessi manufatti in molti altri comuni veneti e servivano chiaramente per marchiare il territorio d’ingresso e uscita delle merci – afferma lo storico di Montebelluna -. Servirebbe uno studio iconologico per capire perché sia stata scelta questa forma, una colonna a guglia sormontata da una sfera. Venivano proprio chiamate guglie, tanto che il vecchio nome di via Piave a Montebelluna, era via delle Guglie”.

Certamente le colonne erano fatte apposta per accogliere una cancellata. Per questo motivo alcuni hanno sostenuto che i Pilastroni fossero le colonne all’ingesso di una grande villa – evidenzia De Bortoli -. Ipotesi smentita anche dal fatto che tutte le ville venete, perlomeno a Montebelluna, hanno la facciata a sud. Questo tipo di manufatto, piuttosto insolito e originale, è stato successivamente utilizzato anche per sormontare le colonne dei cancelli d’ingresso di ville”.

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Ad esempio, pilastroni di un certo rilievo, a Montebelluna, di recente realizzazione si ritrovano sul ponticello che sormonta il Brentella, all’imbocco di via Castelfranco (nella foto sopra).

Una storia ancora tutta da scoprire, che incuriosisce e che fa di Montebelluna una città di grande interesse storico, basta saper essere curiosi di soffermarsi sul particolare.

(Fonte: Flavio Giuliano © Qdpnews.it).
(Foto: Qdpnews.it © riproduzione riservata).
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