“Per ogni italiano ucciso, cento fuggiranno”, questo era il principio di Tito nel mettere in atto quella pulizia etnica che rappresenta il più grande dramma della storia italiana. Una tragedia tutta italiana dimenticata per troppo tempo, anzi “negata” come scrisse Arrigo Petacco che nel 1999 riuscì finalmente a sensibilizzare l’opinione pubblica su ciò che fino a prima era sempre stato un argomento “scottante” di cui evitare di parlarne.

Oggi, mercoledì 10 febbraio, si celebra il Giorno del Ricordo. A Montebelluna sono stati e sono ancora in vita gli esuli giuliano-dalmati che hanno ancora nella mente quei momenti drammatici.

Erano bambini, o poco più, quando in tutta fretta dovettero scappare dalla loro terra, per evitare una morte sicura, braccati dai partigiani di Tito. Un odio nei confronti dei nostri connazionali che aveva radici profonde e che in parte non si è ancora placato come sottolinea il sindaco di Montebelluna, Elzo Severin: “L’atteggiamento verso noi italiani è un po’ cambiato - dice - da quando abbiamo cominciato a frequentare le loro zone balneari, portando soldi. Ma l’odio non è del tutto scomparso, nonostante sia passato ormai quasi un secolo”.

L’assessore al personale, Maria Bortoletto, è anche rappresentante dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia. Dalla voce di Arrigo Petacco ha sentito il racconto delle brutalità messe in atto dai partigiani titini e ricorda un’esule montebellunese molto conosciuta, Mariuccia Pascotto “farmacista che conquistò la fiducia dei montebellunesi”.

Manlio Malabotta è stato un illustre cittadino montebellunese. Triestino di nascita (nel 1907), da “padre liburnico (Balcani nord occidentali, ndr) e da madre dalmata” come egli stesso si definiva, Malabotta, fuggito dalla persecuzione titina, da Montona arrivò a Montebelluna dove iniziò poi la sua professione di notaio.

Lo ricorda il suo collega Battista Parolin, spiegando come quando arrivò in città non avesse più nulla. Eppure, come tanti esuli giuliano-dalmati, si tirò su le maniche e conquistò una posizione sociale di notevole rilievo.

Malabotta è stato cultore delle arti, pittore, fotografo e poeta dialettale. Soprattutto, è divenuto famoso per essere diventato il più grande collezionista delle opere di De Pisis, che aveva conosciuto grazie alla comune amicizia con lo scrittore trevigiano Giovanni Comisso.

A Montebelluna vive Diego Stradi, oggi 94enne in perfetta forma, esule da Laurana (attuale Croazia). I più anziani lo ricorderanno come daziere del Comune di Montebelluna.

Tra i fondatori del circolo di tennis in città, è stato, come tantissimi istriani, un grande appassionato del mare, tanto da creare a Montebelluna persino un Circolo Nautico. Accomunato dalla passione per la nautica è Terry Schippa, 82enne ora residente a Volpago del Montello.

Fondatore della fabbrica di calzature che porta le sue iniziali, la Tiesse di Nogaré di Cornuda. Il padre lavorava all’ufficio imposte di Capodistria, aveva poco più di sette anni quando dovette fuggire.

Il papà riuscì fortunatamente a proseguire la sua professione a Montebelluna. Terry Schippa ricorda la grande confusione che regnava a Capodistria in quegli anni, quando si era neppure perfettamente consapevoli chi fosse l’autorità che governava.

Recentemente, grazie all’interessamento degli assessori Claudio Borgia e Michele Toaldo, Montebelluna ha dedicato una via, a Mercato Vecchio, alla memoria di Norma Cossetto, vittima delle crudeltà titine.

La città di Montebelluna ha celebrato oggi il Giorno del Ricordo che celebra i massacri delle foibe e l’esodo giuliano-dalmata con un triplo appuntamento.

Si è cominciato, come ormai tradizione, alle 8.30 con la deposizione di una corona commemorativa da parte del sindaco Elzo Severin, presso la lapide dedicata ai Caduti all’ingresso della sede municipale, alla presenza dell’assessore Maria Bortoletto dell'Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, Alessandro Toscani, coordinatore per la regione Veneto dell'Unione istriani), del comandante dei Carabinieri, Gabriele Favero con il comandante della stazione dei Carabinieri, Patrizio Rebeschini, del comandante della Guardia di Finanza, Silvio Mele, del Comandante della Polizia locale, Stefano Milani, oltre al responsabile degli Alpini, Dario Scattolin, il cerimoniere degli Alpini, Silvano Pellizzari, il capo distaccamento dei vigili del fuoco, Roger Fuser, e Antonio Netto della Protezione Civile.

L’assessorato alla cultura guidato da Debora Varaschin, in collaborazione con quello all’Istruzione, ha promosso al mattino lo spettacolo “Foibe. Il Ricordo” di e con Anna Tringali e Giacomo Rossetto, a cura del Teatro Bresci che andrà in scena online sulla piattaforma Vimeo*, presso le classi degli istituti superiori di Montebelluna. Lo stesso spettacolo viene riproposto online anche questa sera, alle 21 a cura dell’assessorato alla cultura.

Infine, anche il Comitato Chiesa Vecchia di Biadene organizza una serata on line, giovedì 11 febbraio alle 20.45, su "Il Giorno del Ricordo, un confine mobile e memorie contese”, con l'intervento del professor Giampiero Nicoletti, docente di storia e collaboratore Istresco Treviso. Per chi desidera il link per partecipare alla serata deve inviare richiesta all'indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

 

(Fonte: Flavio Giuliano © Qdpnews.it).
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