Tutti sanno che del maiale non si butta via niente e nella frazione di Madonna della Salute lo sanno bene: la preparazione delle “martondee”, ovvero delle martondelle, è una tradizione che viene portata avanti quasi soltanto dalle piccole produzioni locali, che non dimenticano quanto sia importante sfruttare fino in fondo la carne del proprio maiale, una volta ucciso.

In questa frazione di Maser, in particolare, si insegna anche ai bambini la preparazione di queste caratteristiche polpette, ritenendola uno spunto didattico importante per un futuro in cui la promozione dei prodotti tipici garantisca possibilità di lavorare nel turismo e nell’enogastronomia.

Le martondelle sono il prodotto finale di una lavorazione artigianale delle parti del maiale più ricche di sangue: siccome queste sezioni rappresentano quelle meno longeve nella conservazione, durante la macellazione venivano messe da parte e alla sera venivano macinate e avvolte nel “raisel”, ovvero in una rete di grasso che mantiene il tutto in un velo contenitivo.

La tradizione contadina vuole che a fare il velo della martondella sia sempre una donna, per la delicatezza e la cura dell’uso delle mani ma anche per la personalizzazione di ogni singolo stampo: proprio per questo una volta si diceva “la martondea della Giulia” o “della Maria” e così via.

L’aneddoto più divertente vuole che il “masador”, ovvero il norcino, mandasse ogni anno per dispetto un bambino del paese a recuperare un particolare stampo da una famiglia dove erano già state preparate le martondelle.

Quando il bambino arrivava diceva “Mi ha mandato il norcino per prendere in prestito lo stampo” e la famiglia, ben sapendo che uno stampo universale per le martondelle non esiste affatto, mettevano in un sacco un pezzo di ferro o un grande sasso e lo consegnavano al giovane fattorino.

Così capitava che i ragazzi trascinassero questa pesante sacca, ricordando il monito del norcino “Guai a guardare lo stampo dentro il sacco e guai a rompere la sacca”, quindi senza rendersi conto dello scherzo se non alla consegna.

Questa sorta di rito di passaggio contadino ci viene raccontata da Claudio Reginato, che a Madonna della Salute porta avanti con sacrificio e soddisfazione la propria PPL: “Quando capitava a te, sapevi che l’anno successivo sarebbe toccato a un bambino più piccolo” ricorda.

A Madonna della Salute questa tradizione sopravvive anche grazie alla tendenza di alcune famiglie a rendere i bambini partecipi di un momento che un tempo era un rito: non è raro, in tempi migliori, vedere dei bambini della frazione o delle località vicini che modellano delle martondelle, con un proprio stampo. In una Maser che entra a far parte del Distretto del cibo e che scommette sulla genuinità dei prodotti, il ricordo di questo cerimoniale potrebbe fare la differenza.

La martondella tradizionale andrebbe cucinata nel vino bianco con la salvia oppure con sulla brace; friggendola, il velo esterno diventa morbido e la carne all’interno mantiene il suo sapore.

In molti raggiungono Madonna della Salute per riuscire ad accaparrarsi queste specialità, che assieme ad altri insaccati rappresentano quelle eccellenze che è utile non dimenticare, anche a costo di trascinare uno stampo inesistente ma pesantissimo per qualche chilometro, una volta nella vita, da bambini.

 

(Fonte: Luca Vecellio Qdpnews.it).
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