Amore per la memoria, racconto di esperienze di vita vissuta, passione per l’innovazione e la tecnologia: ci troviamo nel Museo del Piave di Caorera, frazione del Comune di Vas.

Fondato da don Antonio Pavan e Vincenzo Colognese, è tra gli esempi più lampanti di che cosa significhi restituire alle comunità locali la storia delle pagine dolorose della Prima Guerra mondiale, coniugando la narrazione delle vicende belliche con le novità delle tecnologie.

Il museo è considerato “aperto”, ossia si propone di essere in continuo sviluppo e crescita, e conserva in particolare mezzi di trasporto che durante la guerra vennero utilizzati per trainare cannoni e svolgere operazioni militari.

La novità che sicuramente balza all’occhio e incuriosisce i visitatori consiste nella presenza di alcuni simulatori di volo, con i quali è possibile pilotare aerei anche diversi tra loro per scopo e dimensioni.

“Abbiamo equipaggiato un simulatore con un piccolo aeroplanino civile per fare i voli a vista – spiega Andrea Comacchio, istruttore di volo multimediale – e quindi per le prime nozioni di volo, come fosse un classico aeroplano-scuola. Un altro computer è invece attrezzato con software che riguardano i voli commerciali, in particolare un boeing 737″.

“I voli virtuali con i simulatori si effettuano con le consuete procedure – aggiunge l’istruttore – cioè fare e seguire il piano di volo, colloquiare con il controllore, vivendo questa esperienza praticamente come si fosse nella realtà”.

I simulatori di volo sono particolarmente sofisticati, oltre che delicati, come afferma proprio Comacchio: “Questi programmi che abbiamo installato non sono semplici videogiochi, ma hanno una tecnologia più avanzata per quanto riguarda proprio le risposte ai comandi e la precisione: per questa ragione, richiedono una certa attenzione da parte del pilota virtuale nell’eseguire le varie manovre”.

Nel museo, come detto, sono esposti anche esemplari di velivoli militari come lo Spad13, aeroplano che risale al periodo finale della guerra del 1915-1918: la macchina vantava costruzione e motorizzazione avanzate per l’epoca, motivo per cui veniva affidata ai più abili e importanti tra i combattenti. Tra questi, Francesco Baracca, figura di grande rilievo: proveniente da una famiglia abbiente di origine romagnola, era l’asso principale dell’aviazione italiana durante la Grande Guerra. Sui cieli del Grappa e dell’Alta Marca combattè eroicamente e valorosamente fino alla morte, avvenuta a Nervesa della Battaglia nel giugno 1918.

La grande passione per l’ippica che coltivava nell’ambiente familiare si riverberò anche nel contesto bellico: l’affezione per l’aeroplano era forte e significativa come quella per il suo cavallo.

Ecco quindi il motivo dello stemma del cavallino rampante, rappresentato nella sua massima espressione di forza e di combattività nella parte esterna del velivolo. Per celebrare il suo esempio di valore, dopo la morte del giovane militare alla madre di Baracca venne chiesto di poter utilizzare quell’immagine del cavallo come simbolo del marchio Ferrari.

Quest’ultimo si diversifica infatti solo per un particolare: il cavallino della casa automobilistica di Maranello ha la coda verso l’alto, mentre quello di Baracca verso il basso.

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