"Mi alzo la mattina, immagino di fare qualcosa e poi faccio qualcosa": poche parole che danno il senso della forte passione per la lavorazione del legno di Bruno Bernardi, conosciuto con il soprannome di "Bero" nella comunità di Revine Lago.

Passione per il legno che si è sviluppata soprattutto dopo la pensione: prima, infatti, l'artigiano lavorava come fabbro, portando avanti una professione ereditata dal papà, mentre il suocero lavorava come carpentiere.

Nell’abitazione di Bruno Bernardi, situata in uno degli angoli suggestivi del territorio di Revine Lago, tutto parla del suo innamoramento per la lavorazione del legno, innamoramento di cui è quotidianamente testimone la moglie Anna e che vede l’abbinamento di due ingredienti fondamentali: il tempo e la pazienza.

Negli anni Ottanta ho ristrutturato una casa in montagna e mio suocero era carpentiere: lì mi sono innamorato della lavorazione del legno. – ha iniziato a raccontare Bruno Bernardi – Ho imparato quella che è l’artigianalità, vedendo anche il lavoro degli altri. Ho iniziato a fare dei cestini, non soltanto di una tipologia, e poi anche delle figure in miniatura: è un lavoro che mi da molta soddisfazione”.

L’eco degli antichi mestieri e di un passato mai tramontato riecheggia ancora nell’abitazione di Bruno Bernardi e, soprattutto, nel suo laboratorio di lavoro.

Gli attrezzi agricoli del passato in piccola scala, varie gerle, ovvero le ceste a forma di tronco di cono rovesciato, la figura di un contadino “dalla testa alta e fiera” in miniatura, sottopiatti, taglieri, sfere di legno realizzate con il tornio, assieme ai mastelli sono soltanto alcuni degli oggetti realizzati “per ricordare le abitudini di un tempo, quando usciti da scuola si andava ad aiutare il nonno in campagna”, assieme a lampade con sfere di resina colorata, abeti natalizi, il classico presepe, fino ai mobili dell’abitazione: tutto racconta la sapiente manualità di Bruno Bernardi, racchiusa nella sua nuova dimora, la vecchia stalla del suocero poi restaurata.

Ma per Bruno Bernardi non si tratta solamente di semplici opere in legno: ogni manufatto riporta il marchio dell’artigiano, una “b” maiuscola che ricorda la paternità di ogni oggetto, che l’artigiano continua a conservare, senza potersene separare.

Per me è difficile separarmi da ogni singolo oggetto – ha confessato Bruno Bernardi – per il quale impiego ore di lavoro: ogni cosa ha un valore difficile da quantificare, perché richiede tempo. Tanti mi hanno chiesto di poter imparare a fare questo mestiere, per poi accorgersi quanto tempo richieda. Credo sia difficile definire la quantità di tempo che io dedico a questo lavoro: dalle due alle quattro ore giornaliere, se non addirittura tutta la giornata”bruno bernardi 1600x900

Tempo che Bruno Bernardi dimostra di spendere volentieri nel realizzare i propri oggetti, dei quali descrive ogni singolo pezzo utilizzato e ogni venatura, tutto “opera di Madre Natura” come specifica con un sorriso, per poi spiegare lo studio delle proporzioni fatto e i prototipi creati per non lasciare nulla al caso.

Legno di ulivo, di carpino, di frassino, di betulla, di castagno, di salice, di ciliegio: tanti pezzi di legno diversi che, nella loro imperfezione e differenza, una volta assemblati danno vita a degli oggetti unici, che destano stupore per quanta manualità è stata messa in campo, una manualità messa a lucido dalla cera o dall’olio di oliva, ovvero soltanto prodotti naturali.

“Ciò che sembra un difetto, poi diventa un pregio. Tutto si confonde e tutto si amalgama”, è il commento di Bruno Bernardi.

“A volte chiedo a Bruno di portare della legna da bruciare nella stufa e vedo che si ferma a osservare ogni singolo pezzo di legno: alla fine sceglie ciò che deve essere bruciato e cosa gli può servire”, ha raccontato la moglie Anna, senza nascondere l’entusiasmo per questa passione coltivata dal marito.

Una passione, quella di Bruno Bernardi, che testimonia l’attenzione alla manualità tipica degli antichi mestieri e che, nonostante l’avvento della tecnologia e il cambio delle abitudini, merita ancora di essere raccontata.

“Non c’è un input preciso nel fare queste cose, ma uno le fa per il gusto di farle”, è l’insegnamento di Bruno Bernardi, artigiano del legno di Revine Lago.

 

(Fonte: Arianna Ceschin © Qdpnews.it).
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