Un castello che domina la città, un luogo che rappresenta la storia di una comunità e che nei secoli è stato il teatro privilegiato delle vicende più importanti del territorio: questo è il Castello di San Martino a Ceneda, l’attuale sede del vescovo della diocesi di Vittorio Veneto.

Grazie al dottor Giampaolo Zagonel, grande esperto di storia del Cenedese, Qdpnews.it ha approfondito alcuni aspetti della storia di questo castello che regala dei suggestivi scorci panoramici sulla pianura sottostante.

A colpire il visitatore di questo sito è il residuo di un grande torrione, “messo alla prova” dai frequenti terremoti che hanno interessato l’area, che domina il nucleo storico di Ceneda dal quale si può ammirare in tutto il suo splendore da diverse angolazioni.

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“La storia di Ceneda è legata a quella di Oderzo e con Augusto la regione che ospita la città diventa la Regio X Venetia et Histria. - spiega Zagonel - Con le invasioni barbariche, soprattutto con la caduta del confine romano sul Reno, questa parte del territorio dell’Impero Romano rimane scoperta. Per questo si iniziano a costruire delle fortificazioni per trattenere i barbari. Questo è il caso di Ceneda ma il castello vero e proprio sembra sia stato costruito tra la fine del V e l’inizio del VI secolo con qualche vassallo di Teodorico, il re degli Ostrogoti. Sarà però l’invasione longobarda del 568 a cambiare la storia di questo sito”.

“I Longobardi costituiranno subito i ducati di Cividale e Treviso e poi, due anni dopo, quello di Ceneda. - prosegue l’esperto di storia del Cenedese - Nel passaggio successivo, si parla del 640, il territorio di Oderzo era ancora sotto il controllo dei Bizantini ma viene occupato e distrutto dai Longobardi. La sede vescovile, che si trovava a Oderzo, non viene spostata subito a Ceneda ma in città vengono portate le spoglie di San Tiziano, che viene considerato il patrono della diocesi di Vittorio Veneto”.

“Il primo vescovo di Ceneda, anche se non abbiamo l’anno sicuro, è del periodo che va dal 710 al 713. - prosegue Zagonel - Al vescovo di Ceneda, oltre al potere spirituale sul territorio della diocesi di Ceneda, verrà data anche la giurisdizione civile. Con l’avvento dei Franchi di Carlo Magno, nel 774, quando viene sconfitto l’ultimo re dei Longobardi Desiderio, cambia la configurazione geografico-politica dei territori. I Franchi hanno abolito i ducati e hanno istituito le contee e il vescovo di Ceneda ha mantenuto i poteri sia civili che religiosi ma, al posto di duca, diventa conte”.

“Questa situazione dura fino al 1768 quando, alla morte del vescovo Lorenzo Da Ponte, Venezia ha fatto un blitz e ha mandato un podestà come a Serravalle e in altre realtà. - aggiunge lo storico del Cenedese - In quella data finisce il dominio temporale del vescovo di Ceneda sul territorio di questa piccola contea. Con la caduta della Repubblica Veneta non cambia niente però con l’annessione al Regno d’Italia del Veneto, nel 1866, sono entrate in vigore le leggi contro i beni ecclesiastici per cui il Regno d’Italia, alla morte del vescovo, si prende il castello e lo mette in vendita”.

“Però il castello non verrà acquistato da nessuno. - conclude Giampaolo Zagonel - Nel 1873 c’è un grandissimo terremoto, che sconvolge le strutture della fortificazione di Ceneda, e il Demanio è costretto a spendere molto per ripristinare il castello interessato da diversi crolli. Allora si decide di restituirlo al vescovo che nel 1881 lo riprende e lo mantiene fino ai giorni nostri”.

Il castello di San Martino, oltre ad essere ancora la residenza del vescovo di Vittorio Veneto, ospita molti appuntamenti della diocesi vittoriese e rappresenta un punto di riferimento importante per la spiritualità e per l’arte di quest’area dell’Alta Marca Trevigiana.


(Fonte: Andrea Berton © Qdpnews.it).
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