Le due realtà di Ceneda e Serravalle ora fanno parte del Comune di Vittorio Veneto, ma è sempre stato così?

Lo studioso Giampaolo Zagonel, esperto di storia del Cenedese e massimo conoscitore di Lorenzo Da Ponte, ha voluto approfondire questo tema raccontando gli aspetti più interessanti di un “matrimonio” che è stato rimandato per molto tempo.

“Serravalle e Ceneda sono vicinissime - ha spiegato lo studioso Zagonel -, i due centri distano infatti solo tre chilometri, ma sono state sempre due entità divise. Serravalle, di origine medievale, è nata lungo il castrum dei Da Camino ed è diventata una realtà importante sotto la Repubblica Veneta quando, estinto l’ultimo dei Da Camino intorno al 1335/1337, è passata sotto la sua giurisdizione. L’antico ducato longobardo di Ceneda, invece, si è sempre più ristretto finché il vescovo, che veniva chiamato conte, ha mantenuto anche la giurisdizione civile e politica sulla contea di Ceneda e Tarzo”.

Prima dell’unione di Ceneda e Serravalle - aggiunge - in mezzo a loro si estendeva solo la campagna. Siccome queste due realtà politiche, con la caduta della Repubblica Veneta, sono state inserite nel contesto prima del Regno d’Italia e poi nel Regno Lombardo-Veneto, da allora c’è stata l’aspirazione di unirsi e di formare un’entità politica unica. Questo è avvenuto progressivamente a partire dall’Ottocento. Nel 1825, quando l’imperatore Francesco I d’Austria è stato da queste parti, c’è stata una petizione delle due comunità per creare un’entità unica ma l’imperatore ha detto di no”.

“Questa aspirazione si è consolidata - prosegue Giampaolo Zagonel - nel Risorgimento e con l’Unità d’Italia. Già nel 1848, le due delegazioni si scambiarono vessilli e tricolori per creare l’embrione di quello che poi si sarebbe formato. Con la Terza Guerra di Indipendenza, quando il Veneto, nel 1866, venne occupato dalle truppe italiane, si riunirono i due consigli comunali che chiesero di potersi unire e dare un nuovo nome alla città in omaggio al re d’Italia Vittorio Emanuele II. Ci sono stati dei problemi burocratici, ma si arrivò a questa unione”.

“Vittorio Emanuele II arriva in questo territorio - conclude l’esperto di storia del Cenedese - dove gli dicono che la città era stata dedicata a lui. Non vedendo niente, decide di creare un centro con un nuovo municipio e una nuova pretura, una stazione ferroviaria, gli uffici comunali e dal 1866 in poi si inizia a costruire tutta l’attività amministrativa della città. La piazza viene “arredata” con due monumenti che oggi non esistono più: la statua del re e una statua dedicata a Giuseppe Garibaldi".

"Vittorio Veneto rimane nell’ombra come città fino alla Prima guerra mondiale. - specifica - Dopo Caporetto, l’esercito austroungarico, che si è attestato dalla parte del Piave più vicina a Vittorio Veneto, qui ha costituito il nucleo del comando per il Piave, durato dal novembre del 1917 al novembre del 1918. Con la Battaglia del Piave dell’ottobre del 1918, a Vittorio Veneto si sono riunite le truppe che convergevano dal Piave e dalla Vallata: da qui il nome di Battaglia di Vittorio Veneto”.

Con decreto del 1923, infine, la città prende il nome di Vittorio Veneto.

(Fonte: Andrea Berton © Qdpnews.it).
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