A quasi dieci anni dal fallimento della società immobiliare che avrebbe dovuto riqualificare l’area dell’ex Zanussi, il destino della grande zona industriale dismessa di Conegliano continua ad essere legato al solito copione che la vede al centro del dibattito politico ma ben lontana dalle intenzioni dei potenziali investitori.

L’ennesima asta andata deserta sembra condannare quello che ormai viene chiamato “il buco nero” di Conegliano a una perenne condizione di abbandono e degrado, e quindi alla marginalità sul piano dello sviluppo urbanistico della città.

In realtà la sua posizione, la sua storia e le stesse vicende di cronaca che l’hanno riguardata negli ultimi anni dimostrano che, ancora una volta, il futuro di Conegliano è legato inevitabilmente alla capacità della città di ripensare l’area.

La storia di questa imponente zona industriale comincia proprio con una scommessa sul futuro e sul ruolo di Conegliano nell’intera Marca Trevigiana: qui infatti, nella seconda metà degli anni Venti, la famiglia Zoppas decise di trasferire la propria attività nel momento in cui stava per lanciarsi nel primo di molti salti di qualità che l’avrebbero portata, in mezzo secolo, a diventare un’azienda di dimensioni internazionali.

Nella scelta della posizione era risultata determinante un’altra scommessa sul futuro, questa fatta dalla città stessa circa settant’anni prima: la costruzione della stazione dei treni a ridosso del centro storico che intercettava la nuova linea ferroviaria tra Treviso e Pordenone e segnava di fatto il confine oltre il quale si sarebbe sviluppata la Conegliano moderna.

Esaurito il ciclo di vita dell’area industriale, nel nuovo millennio si apre per la città la prospettiva dell’ennesima scommessa: la riconversione in rinnovato centro cittadino, con tanto di nuovo municipio, dove si sarebbe sperimentata un’inedita formula urbanistica amalgamando aree residenziali, settore terziario e zone verdi.

Un progetto, denominato “Setteborghi”, non esente da critiche che naufraga rovinosamente nel 2012 con il fallimento della Conegliano Iniziative Immobiliari spa, lasciando realizzati solo due poli del progetto, Borgo Porta e le Torri Verdi, e addirittura una pubblicazione a testimonianza di quella che oggi è ricordata dalla città come una vera e propria utopia.

Da allora l’area, segnata da un passato ingombrante che renderà necessaria un’operazione di bonifica del terreno e da un futuro mai realizzato che sembra toglierle speranza, vive in un eterno presente senza prospettive: non sono mancate proposte innovative, ma nessuna mai veramente capace di attirare gli investimenti necessari per segnare un nuovo inizio.

Eppure, a dispetto della suggestiva metafora del buco nero, in quello che è stato definito in gergo tecnico il “terrain vague” di quest’area abbandonata si riconoscono oggi le testimonianze di una storia che non si è fermata quarant’anni fa, quando i cancelli delle fabbriche chiusero definitivamente: dalla natura che si sta riappropriando del territorio erodendo il suolo cementificato ai senzatetto che vi hanno trovato rifugio arrivando anche a episodi di squatting, in questi anni la vita ha continuato a scorrere liberamente nell’ex Zanussi, spesso senza che la città che la circonda se ne accorgesse.


(Fonte: Fabio Zanchetta© Qdpnews.it)
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