Ridare fertilità alla terra: è questo il principio di un’agricoltura biodinamica. Chi lo conosce bene è l’azienda agricola San Michele, che basa la propria produzione sul rispetto della natura: questo significa seguirne i tempi, senza forzarne la produttività.

Nascosta tra le colline coneglianesi, l’azienda agricola San Michele è un’oasi naturale che stupisce in mezzo a una monocoltura di vigneti: orti, parchi, api e bovini creano una suggestiva cornice di equilibrio.

Ad accorgersi di quanto particolare siano i principi e gli spazi del posto è stato anche il Fai, (Fondo Ambiente Italiano) che l’ha scelto insieme ad altri luoghi preziosi per ospitare le sue Giornate Fai d’Autunno.

“Abbiamo selezionato questa azienda agricola perché rientra in ciò che consideriamo patrimonio culturale ma anche paesaggistico - spiega la guida Fai Irene Granzotto - oltretutto è anche un omaggio ai principi della fondatrice del fondo, Giulia Maria Crespi, mancata proprio quest’anno”.

L’agricoltura biodinamica vuole ripristinare l’equilibrio tra terra e uomo, ed è per questo che si parla di “sistema a ciclo chiuso”: l’uomo gli animali e la terra sono interdipendenti tra loro.

Nel concreto alcune coltivazioni sono destinate a diventare cibo per gli allevamenti che a loro volta lo trasformano in nutrimento per mantenere nel tempo fertilità e vitalità della terra.

Il fatto di non usare poi pesticidi o forme intensive, rende i prodotto della San Michele disponibili nei negozi biologici e biodinamici.

“Qui ospitiamo anche un apiario sociale - spiega Renato Selvestrel, collaboratore dell’azienda - che differisce dagli altri per il fatto che noi non trattiamo le api con l’obiettivo di ricavare miele: sono semplicemente l’opportunità per chi è appassionato di comprenderle e studiarle in armonia col paesaggio”.

Di miele poi ne producono a prescindere: “Sono l’unica fonte di allevamento completamente libero, non possiamo limitarle come facciamo con altri animali e vediamo che se le lasciamo fare, i risultati in cui spera l’uomo arrivano sempre” commenta l’apicoltore Silvano Lazzarin.

Nell’oasi di pace della San Michele, le siepi sono tondeggianti, così come sono curvi i sentieri, per favorire l’equilibrio psicosomatico a uomo e animali. Ogni arbusto, albero o cespuglio, si scopre passeggiando, è piantato in un luogo preciso, di fianco a un altro complementare ad esso, così da compensarsi reciprocamente senza l’aiuto di prodotti chimici o altri interventi.

Lo stesso vale per gli orti, dove gli ortaggi piantati seguono un ordine preciso, che li rende quasi autosufficienti: la mano dell’uomo è un sostegno gentile, cura senza soffocare, raccoglie senza strappare.

 

(Fonte: Alice Zaccaron © Qdpnews.it).
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