“Noi siamo oggetto, da parte di Dio, di un amore intramontabile. È papà; più ancora, è madre”: il maestro Carlo Balljana, in una riflessione sulla Natività, ha voluto ricordare questa frase pronunciata da papa Giovanni Paolo I, Albino Luciani, durante l’Angelus del 10 settembre del 1978.

Questa frase è stata molto contestata ma lo “Scultore del Vento e dei Papi” l’ha voluta rispolverare considerando che in questo momento delicato c’è un grande bisogno di affetto per un’umanità lacerata dagli effetti diretti e indiretti dell’emergenza Covid.

La pandemia in corso sta colpendo anche il modo di vivere le festività natalizie perché le restrizioni imposte dall’ultimo Dpcm e dagli altri provvedimenti anti-contagio condizioneranno perfino la messa di Natale.

Un sacrificio necessario per aiutare chi combatte ogni giorno dentro gli ospedali, per i malati e per le loro famiglie ma anche un grande motivo di sconforto per tutte le persone che vivono da sole e per gli anziani che quest’anno avvertiranno maggiormente la solitudine.

Allora diventa importante “rifugiarsi”, almeno con il pensiero, nelle tradizioni che da sempre accompagnano il Natale vissuto con il dono della fede.

Pensando a Balljana e agli artisti come lui diventa naturale il collegamento al tema della Natività di Gesù nella storia dell’arte.

Da sempre oggetto di interesse e ispirazione per gli artisti, la Natività è un episodio così ricco di significati e simboli da rappresentare un’autentica sfida per pittori e scultori di ogni epoca.

La storia dell’arte occidentale offre innumerevoli esempi di capolavori immortali che rappresentano la nascita di Gesù: dalla Natività di Giotto nella Cappella degli Scrovegni di Padova a quella di Piero della Francesca.

Sono molte le “Natività illustri” della storia dell’arte e della tradizione popolare, sicuramente non meno suggestive, come la Natività mistica di Sandro Botticelli, forse l’ultimo capolavoro dell’artista.

Anche Michelangelo Merisi da Caravaggio rappresentò a suo modo la Natività e pochi artisti come lui hanno saputo rendere in modo realistico e profondo l’amore materno di Maria.

Balljana ricorda anche la Natività che ha consegnato a papa Giovanni Paolo II nel lontano 1981 in un incontro importante con l’uomo che ha cambiato la storia della Chiesa con il suo essere autentico testimone dell’amore di Cristo.

Lo scultore di Sernaglia della Battaglia ha voluto ricordare anche tutte le persone che lavorano nel mondo della cultura e che quest’anno non potranno esprimere la loro arte con grandi preoccupazioni per il loro futuro e per quello delle loro famiglie.

“Le persone che operano nel settore dell’arte, della musica, del teatro e del cinema sono “bloccate” e non possono muoversi - ha affermato il maestro Carlo Balljana - Non lavorano da mesi e penso che il governo, in qualche maniera, si sia dimenticato di questo settore. La cultura italiana va conservata, preservata e curata perché non si può ‘mettere in gabbia la cultura’. Una società che si dimentica della cultura dimostra di non conoscere i principi fondamentali perché l’arte rappresenta la cultura di base di un popolo che cerca di emanciparsi”.

“Non c’è nessuna emancipazione se ti tarpano le ali - prosegue Balljana - Noi abbiamo tanto bisogno di valorizzare l’arte. Vengono da tutto il mondo a visitare l’Italia per le nostre opere e noi tagliamo il filo conduttore con tutti quelli che venivano e potranno tornare in futuro ad ammirare i nostri musei e i nostri monumenti. Non diamo spazio a un semplice programma con il quale possiamo assicurare che, almeno a fine gennaio, tutti i musei, i cinema e i teatri potranno finalmente riaprire”.

“Il mio appello è finalizzato a “smuovere” queste restrizioni che ritengo assurde perché vanno a demolire la nostra cultura, quella espressa dagli artisti del passato ma anche da quelli che in questi mesi non stanno lavorando - conclude - Non si può bloccare la cultura perché rappresenta il pane quotidiano di ognuno di noi”.

 

(Fonte: Andrea Berton © Qdpnews.it).
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