Il rapporto del maestro Carlo Balljana con gli animali è forse uno degli aspetti più curiosi della vita dello scultore trevigiano.

Il suo laboratorio e il suo studio si trovano a pochi minuti dal centro di Sernaglia della Battaglia ma, allo stesso tempo, sono in piena campagna, permettendo allo scultore di ospitare nell’area esterna molti animali tra cui pavoni, galline ornamentali e tanti, tantissimi gatti.

Questi animali sono una delle fonti di ispirazione principali del maestro, insieme alla sua grande fede perché Balljana vede in ogni creatura vivente la scintilla di Dio.

Fa sorridere la storia di una delle ultime telefonate tra papa Francesco e lo “Scultore del Vento”: il maestro Balljana stava parlando con il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato di Sua Santità, quando ad un certo punto gli passano al telefono papa Francesco in persona.

Come spesso accade allo scultore di Sernaglia della Battaglia, la sua telefonata viene interrotta prima dal canto di un gallo e poi dall’inconfondibile verso di uno dei suoi pavoni.

A quel punto, il Santo Padre chiede al maestro Carlo Balljana se il suo studio si trovasse dentro un pollaio e, vista la situazione, come si può dargli torto?

D’altronde lo “Scultore del Vento e dei Papi” non rinuncerebbe mai ai suoi animali che lo rilassano e lo aiutano a lavorare meglio.

Al suo arrivo in studio, infatti, il suo pensiero è solo per loro e tra bocconcini per i gatti e mangime per galline e pavoni, il tempo trascorre piacevolmente dando la carica giusta per iniziare al meglio la giornata.

Poi c’è lui, il gallo Giulio, un piccolo galletto colorato che ha addirittura il privilegio di entrare dentro il capannone nel quale vengono realizzate le opere più belle di Balljana.

Questo galletto, consumato dalla vecchiaia, si fa prendere in braccio e si fa accarezzare come fosse un cane fedele: nei suoi occhi, infatti, si percepisce la fiducia nei confronti del suo padrone.

Giulio non è l’unico gallo perché il maestro Balljana possiede diverse razze di galline, dalle più comuni a quelle che arrivano dall’Oriente, come la razza asiatica Moroseta.

“Io mi trovo sempre a contatto con la natura e con gli animali - spiega Carlo Balljana - e per questo per me è più facile comunicare alla gente. La natura è così bella che basta copiarla e non occorre inventare niente. L’uomo ha imitato pochissimo la natura con l’arte perché è molto difficile da copiare. Anche i più grandi geni creativi, che hanno imitato in parte la natura, non riusciranno mai ad esprimere quello che la natura dà all’uomo”.

Alla richiesta di commentare l’abbandono della natura da parte di alcuni artisti per riconcorrere la tecnologia, Balljana ha risposto: “Queste persone devono riflettere perché non è una strada facile, la tecnologia ha sempre delle grosse sorprese e dà spesso delle grandi delusioni. Prima di allontanarsi tanto dalla natura è meglio essere consapevoli di vivere dentro la stessa. La natura, infatti, è la cosa più bella che Dio ci ha dato: dobbiamo valorizzarla e non distruggerla”.

La telefonata con papa Francesco, interrotta più volte dal canto dei suoi galletti, è l’emblema della semplicità del maestro Balljana.

Lo scultore trevigiano, nonostante la sua cultura, la sua abilità artistica e la sua fama, è capace di parlare con tutti, dal grande capo di Stato alla persona più umile che si possa incontrare.

Il suo studio e il suo pollaio sono il suo rifugio più prezioso; se a volte la compagnia degli uomini è in grado di appesantirlo, così non accade con i suoi animali, custodi privilegiati delle confessioni dello “Scultore del Vento e dei Papi”.


(Fonte: Andrea Berton © Qdpnews.it).
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