La vicenda di un sultano che rimane in posa per due giorni nello studio di uno scultore trevigiano può sembrare una storiella che fa sorridere; in realtà è proprio quello che è accaduto nel 1997 con il maestro Carlo Balljana come protagonista.

In ogni caso sembra quasi surreale immaginarsi il sultano, in questo caso Qabus Ben Said dell’Oman, il più longevo leader arabo recentemente scomparso all’età di 79 anni, arrivare nell’Alta Marca Trevigiana insieme alla sua corte, con tanto di interprete, ragioniere e giovani accompagnatrici.

Tutto ha inizio grazie al primo premio in un concorso, indetto dallo stesso sultano, che si era aggiudicato il famoso “Scultore dei Papi e del Vento”.

È proprio Carlo Balljana a raccontarci questa storia da “Mille e una notte” infarcita di proposte “singolari” da parte del leader arabo.

“Nel 1997 il sultano aveva indetto un concorso di scultura a livello mondiale - racconta il maestro Balljana - al quale potevano partecipare tutti gli Stati. Voleva un cavallo arabo, con lui sopra, e il falco di cui era fiero che utilizzava per la caccia. Ho vinto il concorso e ho realizzato questo cavallo arabo alto tre metri e 20 centimetri per 2 metri e ottanta centimetri di larghezza. Lui è rimasto entusiasta ed è venuto qui da me in posa due giorni perché dovevo rappresentare la sua effige esatta e non un sultano a caso”.


“Il sultano ha alloggiato alla “Locanda da Lino” a Solighetto - prosegue il celebre scultore - con il suo seguito: interprete, ragioniere e sei belle ragazze che fungevano da modelle perché lui era sempre circondato da queste giovani donne. Era abituato a questa “visione”, che mi voleva proporre, ma io ho risposto che ero impegnato a fare la sua effige. Era un bel personaggio questo sultano: aveva studiato ad Oxford, sapeva benissimo l’inglese ed era conscio di essere un leader acculturato e ben preparato”.

“Dovevo fare la foglia d’oro alla scultura del cavallo - aggiunge Balljana - ma, quando il sultano è venuto qui, mi ha detto che l’oro lo avrebbe messo a disposizione lui nel momento in cui fossi andato in Oman per la collocazione dell’opera che, grazie ad una particolare tecnologia, poteva girare su se stessa. Sono stato in Oman nove giorni con mia moglie ma ho lavorato sodo per realizzare la doratura a foglia d’oro antica. Lui mi aveva detto che, se l’avessi fatta in Italia, avrei adoperato l’oro 750 che, per il Medio Oriente, è considerato rame. Il sultano, invece, mi ha procurato l’oro puro a 24 carati”.

“Ho alloggiato nella sua reggia - conclude il maestro Balljana - che era una struttura straordinaria. Con 45/50 gradi all’ombra, non si poteva stare all’aria aperta e uscire. In tutti gli ambienti c’era l’aria condizionata. Tempo fa l’interprete del sultano mi ha comunicato la morte di questo grande personaggio per il mondo arabo. Mi avrebbero aspettato al funerale ma, purtroppo, non sono riuscito ad andare perché ero e sono impegnato ancora nella realizzazione del monumento a papa Giovanni Paolo II nel centenario della nascita. Quest’opera verrà eretta a Cracovia in Polonia”.

Il dato che il maestro Carlo Balljana ricorda con più orgoglio è la soddisfazione del sultano dell’Oman, fiero che uno scultore italiano avesse realizzato quest’opera, a lui tanto cara, che tutti i visitatori della sua reggia potranno apprezzare anche dopo la sua morte.

Una storia da “Mille e una notte” ambientata nell’Alta Marca Trevigiana che aspetta di accogliere nel nuovo Patrimonio dell’Umanità nuovi sovrani e celebri personaggi della politica e della cultura mondiali.
 

(Fonte: Andrea Berton © Qdpnews.it).
(Foto e video: Qdpnews.it © riproduzione riservata).
#Qdpnews.it