“Omnia immunda immundis munda mundis” si legge sopra un portone sulla destra scendendo lungo via Foresto Vecchio: si tratta di un’iscrizione del 1933 che segna l’ingresso alla casa di Gian Francesco Malipiero, compositore che per Asolo è stato tra i cittadini più illustri nell’ambito musicale del Novecento.

Abitualmente, la sua grande casa, così come la vicina foresteria, è chiusa al pubblico e non sono concesse visite all’interno dei suoi locali, ma nel contesto dell’evento organizzato da Centorizzonti (vedi articolo) l’associazione MAReA ha accompagnato due gruppi di visitatori a scoprire i labirintici locali dell’edificio, lasciati approssimativamente allo stato in cui giacevano.

Grazie al racconto, a cura della dottoressa Cristina Mondin, è possibile ripercorrere lo spartito della vita dell’artista, tra maestria e manie, tra Asolo e Venezia: “Malipiero è stato un compositore molto prolifico e spesso criticò lui stesso le proprie opere. Ascoltando Stravinskij, per esempio, rimase folgorato e iniziò a criticare tutto ciò che aveva fatto prima di allora. All’estero viene ancora considerato il miglior compositore dopo la morte di Giuseppe Verdi” afferma la guida.

All’esterno, passando oltre il cortile, si scende in un ampio parco, dove Malipiero amava avere un’ampia varietà di piante e fiori: poco più in giù, c’è la cripta, dove è stato sepolto insieme alla seconda moglie, Giulietta Oliveri. In mezzo alla vegetazione, invasi da rovi e mora, ci sono anche elementi d’interesse storico-archeologico, al quale la Fondazione Malipiero, oggi Fondazione Cini, non avrebbe ancora fornito accesso.

Malipiero nacque a Venezia nel 1882 e visse tra Torino e Vienna. Suo padre era un direttore d’orchestra, suo nonno un noto compositore, apprezzato da Giacomo Rossini. Dopo gli studi a Venezia, dove scelse di vivere stabilmente, il giovane iniziò a comporre musica e godere dei primi applausi. In particolare, ad Asolo, nel 1916, compose i “Poemi asolani”, che raccontano il passaggio dei soldati inglesi, diretti alla Battaglia di Caporetto. “In queste tre opere in musica, Malipiero ha menzionato di un episodio particolare: il giorno prima della battaglia, affacciandosi sul panorama, aveva visto tutti i cimiteri della zona con i lumini accesi”.

Come ogni artista, Malipiero aveva delle curiose abitudini, che sono arrivate alle cronache odierne grazie alle testimonianze di chi si recava a fargli visita: “Amava moltissimo gli animali, mangiava con loro sul tavolo e quando la signora di servizio toglieva le ragnatele dalle stanze lui si arrabbiava moltissimo perché i ragni avevano impiegato molto tempo per costruirle”. Esplorando le stanze, lo scorso giovedì, era possibile imbattersi in due scatti fotografici autentici dei suoi animali domestici: una civetta bianca e un gatto nero.

È interessante sapere che Malipiero aveva lavorato anche con Luigi Pirandello e che la collaborazione tra di loro non andò per niente bene: “Alla prima de “La favola del figlio cambiato”, un gruppo di oppositori lanciò pesanti critiche all’opera, tanto che Mussolini la fece rimuovere dai programmi. Pirandello non la prese bene e il rapporto cessò improvvisamente” spiega Cristina Mondin.

Gian Francesco Malipiero morì nel 1973 al Ca’ Foncello di Treviso: aveva 91 anni e a portarlo via fu la vecchiaia. Venne sepolto in una cripta, non lontano dai suoi cani: per quanto riguarda i gatti, invece, era usanza riposassero vicino alla casa. “Alla sua tomba si possono notare elementi architettonici più antichi” continua la guida “La prima moglie, Anna Wright, fu sepolta a Crespano del Grappa”. 

A parer comune, gli spazi della sua abitazione, nonostante la particolare conformazione delle stanze e dei corridoi, e dei cortili esterni, si presterebbero all’utilizzo occasionale o continuativo da parte di alcune associazioni culturali, mantenendone in parte un’area da dedicare alle visite sulla vita dell’artista.

(Fonte: Luca Vecellio© Qdpnews.it).
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