Mentre in Italia e in Europa si parla ancora di zona rossa e di lockdown da prolungare, la Cina continua a fare dei passi in avanti nella lotta al Covid e nel suo progetto di diventare la più grande superpotenza del mondo.

Nel luogo dove è iniziato l’incubo del Coronavirus sembra che le autorità politiche locali, almeno dai dati che arrivano in Occidente, abbiano risposto meglio di altre nazioni a questa emergenza sanitaria, spingendo a riflettere su quale sia la migliore forma di Stato e di governo per contrastare una pandemia di questo tipo.

In un Paese dove il bene della collettività prevale sull’interesse del singolo, spesso considerato portatore di egoismi, le pesanti restrizioni alle libertà personali sono state vissute con meno sofferenza dal popolo cinese, che ha mostrato quanto il rigore e la disciplina possano aiutare a uscire prima degli altri da una situazione così delicata come quella provocata dal Covid.

Ecco che le immagini dei festeggiamenti per la fine del 2020 a Wuhan, metropoli cinese nella quale è scoppiata l’emergenza Coronavirus, hanno colpito l’opinione pubblica mondiale che è rimasta sbalordita nel vedere tanta gente in piazza festeggiare l’arrivo del 2021.

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Il Covid non è ancora stato sconfitto e restano dei focolai da gestire ma la Cina, anche grazie a un’importante campagna vaccinale, vuole lasciarsi alle spalle quanto prima questa parentesi della sua storia recente, per proseguire con determinazione nel suo cammino per diventare la nazione più ricca, potente e influente al mondo.

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In un’intervista concessa a Qdpnews.it, Adriano Màdaro, noto sinologo trevigiano, ha spiegato come il colosso asiatico abbia mostrato tutta la sua forza in un momento nel quale molte nazioni fanno fatica a trovare una strategia efficace contro l’avanzata del virus, senza dimenticare le conseguenze economiche legate alla pandemia.

“Dopo una primaria titubanza di qualche settimana - spiega Màdaro - c’è stato un massiccio intervento del governo cinese e dal 23 gennaio 2020 si è capito che si trattava di una cosa di un’enorme gravità e la Cina ha speso 360 miliardi di dollari per arginare questa emergenza del Coronavirus. È stato applicato un sistema rigidissimo di controllo nella grande Provincia di Hubei, che ha 60 milioni di persone”.

“Nessuno poteva uscire altrimenti sarebbe stato ammazzato. - continua il sinologo trevigiano - Il sistema è stato molto rigido perché non siamo di fronte a una democrazia dove ognuno può fare quello che vuole. Anche opporsi al vaccino oggi è un grosso pericolo e in Cina non ci può essere un movimento che si oppone al vaccino perché sarebbe una cosa antipatriottica. In Cina hanno riaperto i ristoranti e molte attività produttive mentre le scuole e i musei, per evitare gli affollamenti in ambienti chiusi, hanno ancora delle limitazioni”.

“Nelle attività che sono tornate alla normalità la mascherina è d’obbligo - aggiunge Màdaro - ma da circa dieci giorni si sta tentando di capire se veramente c’è stato un controllo totale del virus per consentire di andare all’esterno senza la mascherina. Un laboratorio dell’Esercito cinese ha prodotto un vaccino che sembra molto efficace, sull’ordine del 94-95 percento, e altri due vaccini sono stati prodotti da case farmaceutiche miste tra il privato e lo Stato”.

In Cina, quindi, la situazione non è più di emergenza ma nessuno se la sente ancora di abbassare la guardia: per questo saranno stanziate altre importanti risorse per abbattere definitivamente il virus.

Sul fronte dei diritti umani, invece, la Cina continua a ricevere attacchi da tutto il mondo, in modo particolare per l’ultimo caso della blogger cinese Zhang Zhan, condannata a 4 anni di reclusione per un reportage sull’epidemia di Coronavirus scoppiata a Wuhan, dopo essere stata arrestata lo scorso maggio.

“Inizialmente, questa blogger ha detto di essere un avvocato, - precisa Màdaro - poi si è appurato che non fosse vero. Allora ha detto di essersi data al giornalismo ma in Cina, se non sei registrato, non puoi fare attività di informazione. La cosa veramente grave è che questa donna, durante la fase più acuta dell’epidemia a Wuhan, si è trasferita da Shanghai, dove abitava, per filmare con il telefonino la città deserta, la polizia e altre cose che ha ritenuto interessanti per cederle a una società, con base ad Hong Kong, gestita dalle associazioni legate alle Chiese Evangeliche che poi le hanno passate agli Usa per il tramite della CIA”.

“Questa cosa è stata fatta di proposito - conclude - e questa signora di 37 anni è stata fermata più volte dalla polizia perché è andata oltre la zona off-limits, nella quale non si poteva andare per il rischio legato ai contagi. Lei è andata ugualmente, ha accumulato quattro o cinque denunce, tra cui molte offese a pubblico ufficiale e altro. Si tratta quindi di un caso che andrebbe ridimensionato e studiato meglio”.

 

(Fonte: Andrea Berton © Qdpnews.it).
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