C’è stato un periodo della storia di Treviso dove la città è stata un punto di riferimento internazionale per l’approfondimento delle culture asiatiche grazie all’epoca delle grandi mostre sulle civiltà orientali curate dal sinologo trevigiano Adriano Màdaro e allestite a Casa dei Carraresi.

Il Veneto ha sempre avuto un rapporto privilegiato con l’Oriente e le relazioni con le nazioni asiatiche trovano la loro genesi nei racconti di Marco Polo e negli scambi commerciali che la città di Venezia ha saputo curare nei secoli, soprattutto con la Cina.

Màdaro ha guardato proprio alla Cina e alla sua cultura millenaria quando ha pensato alle prime quattro mostre ospitate a Casa dei Carraresi: “La Nascita del Celeste Impero” (2005), “Il Tesoro dei Mongoli” (2007), “Lo Splendore dei Ming” (2009) e “Manciù: l’Ultimo Imperatore” (2011).

Queste mostre hanno avuto un’importante risposta da parte del pubblico italiano, che già conosceva Casa dei Carraresi grazie alle mostre sugli Impressionisti di Marco Goldin che è stato invitato ad un convegno al Louvre proprio per parlare del “Caso Treviso”.

Inaspettatamente, i riflettori internazionali ci accendono nuovamente sul capoluogo della Marca Gioiosa grazie alla collaborazione tra la Fondazione Cassamarca e l’Accademia Cinese di Cultura Internazionale di Pechino, fortemente voluta dal presidente della Fondazione, il compianto avvocato Dino De Poli.

Solo così è stato possibile concepire un ambizioso progetto espositivo di altissimo valore scientifico e di assoluta importanza internazionale: illustrare nello spazio della Via della Seta il tempo della civiltà cinese nel suo divenire, oltre agli scambi di culture tra Oriente e Occidente.

Fondazione Cassamarca e Accademia Cinese di Cultura Internazionale hanno voluto affidare il progetto, la pianificazione scientifica e la cura delle relazioni internazionali ad Adriano Màdaro, sinologo accreditato tra i maggiori esperti della Cina, l’unico membro non cinese del Consiglio Direttivo Permanente dell’Accademia Cinese di Cultura Internazionale e rappresentante dell’Accademia per l’Europa.

Sono gli anni in cui si organizzavano dei pullman con appassionati da diverse Regioni italiane che volevano raggiungere Treviso per vedere i manufatti che ricordavano le imprese di Gengis Khan, il trono dei Manciù, i tesori del Palazzo Imperiale, le più belle porcellane di tutti i tempi e molti altri reperti giunti per la prima volta in Italia con non poche difficoltà.

Il sinologo Màdaro guarda a quel periodo con un po’ di nostalgia ma senza rimpianti perché ora è concentrato su altri progetti ambiziosi come quello che lo vede impegnato nella realizzazione di uno dei libri più importanti sulla storia della Cina.

Dopo le prime quattro mostre sulla civiltà cinese sono state organizzate altre tre mostre: “Tibet: tesori dal tetto del mondo” (2012), “Magie dell’India. Dal tempio alla corte, capolavori dell’arte indiana” (2013) e “Giappone, dai samurai a Mazinga” (2015).

Treviso ha quindi ospitato la più grande mostra sul Tibet organizzata per la prima volta in Occidente con oggetti sacri dal Palazzo del Potala ai templi buddisti dell’altopiano fino ad arrivare alle collezioni imperiali.

La storia, la religione e la vita quotidiana nel “misterioso” Tibet sono stati raccontati attraverso oltre 300 preziosi reperti, compresi i doni del Dalai Lama agli imperatori cinesi.

Per comprendere meglio alcuni argomenti accennati nella mostra sul Tibet, si è deciso di dare spazio all’India, consapevoli che il subcontinente indiano avrebbe meritato più di un’esposizione per raccontare la varietà di culture, etnie e tradizioni presenti nella “nazione dei contrasti”.

A completare questo percorso è stata la mostra sul Giappone attraverso l’esposizione di oggetti d’arte databili tra il XVII e il XX secolo provenienti da collezioni private e istituzioni museali.

Armi e armature, ceramiche e porcellane, rotoli, dipinti e paraventi, lacche, stampe dell’Ukiyo-e dei grandi maestri Hokusai, Utamaro e Hiroshige e molto altro ancora hanno incontrato il gradimento dei visitatori sempre più attratti dalla cultura, dall’arte e dall’estetica del Paese del Sol Levante.

Nel percorso non erano presenti solo manufatti che volevano rappresentare l’arte antica del Giappone, ma anche oggetti che raccontavano le più recenti tendenze della cultura popolare giapponese: stralci di anime, film e fotografie.

La crisi economica di quegli anni si era fatta sentire e il successo del secondo ciclo di mostre non è stato lo stesso delle prime quattro esposizioni sulla cultura e sull’arte della Cina.

In ogni caso, Adriano Màdaro non ha nulla da rimproverare ai trevigiani, che ringrazia ancora per essere stati attenti nel cogliere l’importanza del lavoro fatto per portare alcuni reperti, unici nel loro genere, a Treviso.

Forse una mostra sulle Coree sarebbe stata la ciliegina sulla torta per chiudere in bellezza l’epoca delle grandi mostre sull’Oriente a Casa dei Carraresi ma Màdaro ha compreso che, quando un ciclo è destinato a finire, in pieno “spirito orientale” è giusto accettare la situazione e proiettarsi verso nuovi progetti con la speranza che l’emergenza Coronavirus finisca per poter tornare quanto prima nella sua amata Cina.

È forse questo il miglior modo per penetrare correttamente il principio dell’Impermanenza, concetto sviluppato magistralmente in alcune religioni asiatiche?


(Fonte: Andrea Berton © Qdpnews.it).
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